Maceratesi OGM free

 Porto di Ancona. Manifestazione anti OGM di Greenpeace

Ogni settimana al porto di Ancona arrivano container con quintali di soia. Tra i paesi da cui viene importata c’è l’Argentina, grande produttrice di soia transgenica. Alcuni ricorderanno che diversi anni fa al porto di Ancona ci fu la dimostrazione di attivisti di Greenpeace con assalto ad una portacontainer che trasportava sementi transgeniche. Il primo episodio che ha messo a contatto i funzionari della Assessorato agricoltura della Regione Marche con gli OGM è accaduto nel 2003 con il sequestro e distruzione di 120 quintali di mais transgenico che erano stati coltivati a insaputa dell'agricoltore. In seguito il Consiglio regionale ha approvato una legge nel 2004 allo scopo di valorizzare le risorse genetiche e la specificitĂ  ed originalitĂ  delle produzioni agricole e agroalimentari del territorio. La Regione ha costituito anche un “Nucleo operativo per la prevenzione e l'intervento in materia di Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.)” ed ha predisposto il “Piano complessivo delle attivitĂ  necessarie per la prevenzione e l'intervento di contrasto in materia di Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.)” che è finalizzato allo svolgimento di attivitĂ  di controllo analitico su sementi coltivate nella regione. Sul sito dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Marche troviamo una sezione dedicata agli OGM e alla legislazione vigente.

Nelle campagne marchigiane e nel resto d’Italia  non è consentito coltivare piante transgeniche. La provincia di Macerata è una delle province con la maggior percentuale di comuni anti-transgenici: Caldarola, Serrapetrona, Cingoli, Civitanova Marche, Matelica le comunitĂ  montana di Camerino e San Severino, Fiastra, Montelupone sono solo alcuni esempi. All’ingresso del paese dichiarano con la segnaletica apposita le volontĂ  espresse dalla delibera comunale: favorire la promozione dei prodotti locali e impedire che sul proprio territorio vengano sperimentati, allevati o coltivati in campo aperto, trasportati e commercializzati organismi geneticamente modificati.


Serrapetrona,uno dei comuni maceratesi anti-transgenici

Nonostante la coltivazione di piante transgeniche non sia autorizzata, in Italia diversi gruppi mostrano un attitudine potenzialmente favorevole alla loro introduzione anche nella nostra agricoltura. Tra questi si sono distinte numerose associazioni di ricercatori. Nell’azienda Agraria dell’UniversitĂ  Politecnica delle Marche per esempio, l’anno scorso è stata portata a termine la prima vendemmia di uva transgenica e si coltivano a scopo di ricerca, alcune fragole e ortaggi transgenici. Accanto ad alcuni ricercatori, hanno assunto una posizione possibilista anche alcune associazioni agricole come Confagricoltura e Futuragra. Si oppongono invece all'introduzione degli OGM vari gruppi di diversa estrazione aderenti all’iniziativa Liberi da OGM. La provincia di Macerata ha aderito a questa mobilitazione e nelle Marche si stanno organizzando eventi divulgativi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle biotecnologie applicate al settore agroalimentare. La mobilitazione ha avviato la ripresa di un vivace dibattito tra sostenitori e tra chi si oppone agli OGM mentre autorizzazioni o divieti a nuove varietĂ  di mais transgenico si rincorrono in Europa. Si contano sulle dita di una mano le multinazionali del biotech che controllano il settore della ricerca, le sementi e il business dei pesticidi. Tra i blogs attivi sul tema degli OGM e sulla disinformazione sui media, c’è il neonato biotecnologiebastabugie.blogspot.com curato da un gruppo di studenti, laureati e ricercatori in biotecnologie. Mi sono informata, ho letto fonti diverse, riconosco che parlare degli OGM non è semplice perchĂ© si rischia di generalizzare. Ogni applicazione offre potenziali e diverse implicazioni in termini economici, ripercussioni sull’ambiente e sulla salute. Il mais Bt o il mais RR non possono essere messi sullo stesso piano. Ad alcuni interrogativi non riesco a dare una risposta. Siamo sicuri che il mais Bt sia indispensabile per ridurre la contaminazione da micotossine quando la crescita dei funghi che le sintetizzano avviene nel periodo post raccolta durante lo stoccaggio? Il settore saccarifero è in crisi ma la UE ha autorizzato l’importazione di una barbabietola da zucchero, anch’essa transgenica, da destinare all’alimentazione umana e animale. Abbiamo bisogno della patata transgenica Amflora brevettata dalla BASF per produrre solo amilopectina da destinare all’industria?

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Comments

Posted by Matteo  
on October 31, 2007, 10:20 am
Mercoledì scorso passeggiando per il corso di Ancona l'odoraccio di soia si sentiva e come!
Posted by Franz  
on October 31, 2007, 1:41 pm
Argomento estremamente interessante. Ho commentato di la....
Posted by   www
on November 2, 2007, 4:25 pm
Cara Giovi,
innanzitutto grazie per averci citato ;o)

Sulle domande che ti poni vorremo provare a darti alcune rapide risposte.

1) Utilità del Bt. Sì, il Bt ci serve (tra qualche giorno faremo un post a riguardo). Esistono diverse classi di micotossine. Le aflatossine che possono essere prodotte in campo o nei luoghi di stoccaggio e per le quali il mais Bt non è efficiace (va altresì detto che ogni tanto c'è un boom di questa micotossina, ma in genere siamo abbastanza a posto).

Le fumonisine invece sono, se vogliamo, le micotossine italiane. Siamo costantemente fuori norma. Queste tossine vengono prodotte essenzialmente in campo e sono aiutate dalla piralide, un insetto che crea cavitĂ  nel mais, cavitĂ  in cui il fungo attecchisce. Ecco, il Bt combatte la piralide e, come effetto secondario, riduce il contenuto di fumonisine anche dell'80%. In alternativa possono usare insetticidi (in generale piretroidi). A dire il vero noi si preferisce il Bt.

2) Barbabietola. Attenzione, il fatto di autorizzare la commercializzazione di una barbabietola OGM non significa che noi la acquistiamo/remo. Significa semplicemente che questa è considerata sicura per l'uomo e per l'ambiente e quindi non c'è motivo di non inserirla tra i prodotti commerciali. Sulle scelte operate a Bruxelles sul comparto saccarifero ci permettiamo di tacere.

3) Patata. Sì, la patata in questione è molto comoda dal punto di vista industriale. In termini di resa e di facilità di lavorazione. Questo permette di essere più competitivi e di avere un prodotto finito di qualità migliore. Questo sulla carta. Sarà poi il mercato a decidere se le cose stanno veramente così o no.

Ora lasciaci però rispondere anche ad un paio di domande e questioni che hai sollevato tra le righe.

a) gli anti-transgenici. Tutte le delibere della fattispecie sono carta-da parati, fanno belli ma non servono a molto altro, per due motivi: innanzitutto perchè non essendo state inviate per la ratifica a bruxelles (si occupano di materie comunitarie) e quindi non hanno valore legale e possono essere impugnate... in secondo luogo perchè non sono previsti sistemi di controllo: chi è predisposto a controllare i camion che passano per le strade comunali o i mangimi negli allevamenti per la presenza di OGM? Con quali protocolli? Con quali garanzie?

b) La campagna anti-OGM in corso. Degli eventi divilgativi per la sensibilizzazione sugli OGM ce ne sono stati sì in giro per l'italia, ma la loro qualità lascia molto a desiderare come dimostriamo anche nel nostro blog... se il livello del dibattito vuole essere questo, siamo alla frutta. Vedi ad esempio qui:
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/09/carissimi-oggi-siamo-stati-in-quel-di.html
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/09/tornando-alle-domande-in-salsa-piccante_20.html
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/10/il-capanello-n2-la-vendemmia.html

c) I brevetti. sì la patata, il mais Bt e la soia RR sono tutte brevettate, ma anche le varietà convenzionali sono protette dai diritti d'autore (UPOV) che significa che colui che le ha sviluppate ha diritto per 20 o 30 anni a royalties... che gli agricoltori già oggi (anche se sono OGM-free) pagano... qualcuno questo lo dice?

d) Un'Italia "libera da OGM"? No, non è possibile, nè oggi nè probabilmente domani. Infatti importiamo il 92% della soia e quella (OGM-free) che ci facciamo in casa (la paghiamo meno di quella estera e) non basta nemmeno per i nostri prodotti tipici. Emblematico il fatto che il Parmigiano reggiano abbia aderito alla campagna dei liberi (a nostro avviso perchè costretta) sottolienando a più riprese che al momento comunque non cambia nulla e che si limiteranno a valutare la fattibilità della cosa, a patto che sia a costo zero. Rigettando strumentalizzazioni e rispedendo al mittente (Greenpeace NdR) l'insinuazione che il loro prodotto risulti di qualità inferiore perchè vengono usati mangimi derivati da OGM.

Ciao e a presto,
BBB!

PS continua a seguirci!
Posted by   www
on November 4, 2007, 11:12 am
Certo, continuerò a leggervi.


 
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