Aggiungi un blogger a cena

Cresce la famiglia dei bloggers marchigiani e diventano piu’ frequenti le occasioni di  incontri per conoscersi di persona davanti ad un caffè o ad una birra come è capitato la scorsa setimana a Porto Recanati per una Innovation Beer. Prossima cena, segnatevi la data, 14 marzo 2008 presso l'Enoteca Sorelle DalPiano delle blogger enotecare Patrizia DalPiano e sua sorella. Se passate da Osimo andate a trovarle in enoteca. Stavo riflettendo sul fatto che nelle Marche c'è una concentrazione notevole di bloggers che scrivono di cibo, di ricette e/o di alimentazione. Sulla base delle mie conoscenze e dai food-blogs che leggo, ecco una rapida ricognizione. Comincio con Antonio Tombolini che sono davvero felice di aver conosciuto diversi anni fa. Antonio non ha bisogno di presentazioni, credo che sia stato uno dei primi bloggers marchigiani, della sua grande passione per scrivere in rete di cibo e dintorni, lo sapete in molti. Patron della Simplicissimus Blog Farm, sua anche l’idea del wiki in progress in cui i food-bloggers possono segnalare la propria presenza. Forse se non lo avessi incontrato diversi anni fa non avrei conosciuto tante persone con cui poi ho cominciato a lavorare, a divertirmi, e a scrivere in rete,vero Franz? Non avrei iniziato a curare Trashfood e forse non sarei nemmeno qui ora a scrivere su questo blog. Da Sassoferrato (AN) blogga il curatore di Una colica d'acqua. Arriviamo all'istituto di Biochimica della Facoltà di Medicina e Chirurgia, l'istituto con la piu' alta densità di biochimiche e nutrizioniste bloggers. La sottoscritta negli ultimi anni ha contagiato la jesina Letizia Saturni, la specialista in Scienza dell'alimentazione curatrice di Not only gluten free, la celiachia tra pentole e provette. New entry, la mia giovane collega Tiziana, si è lanciata in un blog didattico, lo porteremo avanti in tandem, vi aspettiamo su Nutrimenti. Non abita piu' in Ancona, ma ci torna appena può. E' Angelo Recchi con il suo TourBlog qui i suoi resoconti in giro nelle Marche. Non solo bellezze del paesaggio e musei, anche  racconti sul buon cibo come quella volta a Matelica tra coppa e buon vino. Credo che qualche marchigiano scriva anche sul blog degli studenti o ex di Scienze gastronomiche. Piu’ a nord, troviamo il pesarese Massimo Bernardi, curatore di Kelablu.

La colonna maceratese è composta da Simone che cura Sapore di Marche, poi c'è il il Blog di Bar.it.Bar.it. A Macerata come abbiamo già detto troviamo anche assessori-blogger, almeno nelle intenzioni. E parlando di Viaggi nelle Marche e di ristorazione non posso dimenticare la treiese di adozione:Eleonora.

Allora ricapitolando: prossima cena-blogger marchigiani programmata per il 14 marzo a Osimo all'enoteca DalPiano. Qui potete aggregarvi. Mi raccomando: passaparola!.



Ma dove vai se il Marchio non ce l'hai?

Poichè in futuro il marchio QM, potrebbe essere conferito anche a ristoranti e agriturismi, diamo uno sguardo alla situazione attuale, tra marchi di qualità, loghi e segnalazioni su guide dei ristoranti. Una vera giungla, e questa foto che ho scattata a Termoli, sintetizza in parte il panorama tra sigle, guide  e marchi di certificazione conferiti a molti ristoranti. Il web ci è di grosso aiuto per scoprire cosa esiste già. "Nelle Marche l'agricoltura di qualità incontra la ristorazione certificata". E’ con questa affermazione che è nato il marchio rilasciato da IMC, l'Istituto Mediterraneo di Certificazione  di Senigallia (AN). "Conosci il tuo pasto" consiste in una certificazione volontaria rilasciata agli esercizi che ne fanno richiesta e che devono rispettare un disciplinare rigoroso che definisce linee guida per la gestione igienico-sanitaria e per la carta dei servizi ma, soprattutto, devono garantire l'introduzione di alimenti di qualità provenienti dal territorio, come i prodotti biologici, le denominazioni di origine protetta, i presidi Slow-Food ed altre tipologie di prodotti certificati. Quanti sono i ristornti che hanno ottenuto il marchio dopo alcuni anni di lavoro di progettazione e collaudo dello schema di certificazione IMC? per ora sono solo tre ristoranti marchigiani  e tra questi c'è la "Locanda Rio Chiaro" a Treia nella provincia di Macerata, gli altri sono "Acasadifabio" a Ripe nella provincia di Ancona e  "La Balestra Antica Hostaria" a Urbino. Molto piu’ numerosi i ristoranti che hanno ottenuto la certificazione per la “Ristorazione Tipica†dalla Camera di Commercio di Macerata nel 2004. I ristoranti, al momento dell'adesione, sono stati inclusi in una guida dei ristoranti tipici che conteneva anche l'elenco e gli indirizzi delle aziende agroalimentari aderenti al progetto come fornitrici di prodotti locali. Infatti tra gli impegni dei ristoratori  erano: la valorizzazione della tradizione gastronomica locale mettendo a disposizione una ricca scelta di piatti e prodotti tipici. Spazio anche alla viticoltura locale con una carta dei vini in cui trovare adeguata rappresentazione le etichette dei produttori del territorio. Il cliente avrebbe dovuto  trovare nei ristoranti accreditati, oltre alla cortesia, adeguate risposte sulle ricette tipiche presentate in tavola.

 

Marchio ICM e Marchio della Camera di Commercio di Macerata

Facciamo un piccolo esperimento? Questo Ã¨ l'elenco dei ventuno ristoranti che hanno ricevuto il certificato della Camera di Commercio di Macerata, stampatelo e portatevelo appresso a Macerata o in altri comuni. Se capitate a pranzo o a cena in uno di essi, date uno sguardo alla carta dei vini e al menu', fatevi raccontare dal personale i particolari e la storia dei piatti e poi raccontateci come vi siete trovati.



I marchi delle Marche

 Tutta da seguire la nuova iniziativa dell’Assessorato Agricoltura della regione Marche. Un nuovo marchio regionale ‘QM, Qualita` garantita dalle Marche’ presentato il mese scorso. Andando indietro nel tempo, si trova traccia di documenti di tre-quattro anni fa e così si può ricostruire la storia del marchio che in origine avrebbe dovuto chiamarsi “Qualimarche†poi nel 2004 è diventato semplicemente QM. Forse non è del tutto sbagliata l’idea di avere un marchio che abbia la capacità di individuare i prodotti che provengono da una dato territorio. Purtroppo negli anni c’è stato un abuso, di marchi e di contributi poichè la costituzione di questi marchi territoriali prevede le possibilità di finanziamenti a cui attingere con programmi di promozione, di comunicazione e di marketing e purtroppo le strade che hanno preso alcuni fondi non sono sinonimo di garanzia di effettiva valorizzazione del territorio, dei prodotti e delle aziende. Iniziamo a seguire il marchio QM e da oggi parte un viaggio tra i prodotti alimentari e la ristorazione marchigiana a cui sono stati attribuiti marchi comunitari e/o attestati di qualità.



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Quanto sei locavoro?

 

Prendetevi qualche minuto per un piccolo test.

  • Quando andate a fare la spesa guardate sempre le etichette alimentari?
  • La vostra parola d’ordine degli acquisti ortofrutticoli è assoluto rispetto della stagionalità?
  • Solo acquisti di prodotti che crescono in un raggio limitato di km? diciamo tra i 100 e 200 km?
  • Vi ritenete una persona che mette in stretta relazione tematiche ambientali e alimentazione?
  • Brindate solo con spumante marchigiano?, Passerina Doc, Vernaccia di Serrapetrona Docg per intenderci?
  • Per voi il formaggio da privilegiare è quello dei Sibillini?
  • Frutta,legumi e ortaggi solo autoctoni?

    Allora siete un locavoro o aspirante tale. Secondo il New Oxford American Dictionary, il termine locavore Ã¨ stato eletto parola dell'anno. Il locavoro mangia tutto, purché sia stato prodotto nel raggio di un un certo numero di km o poco più dal proprio luogo di abituale esistenza. E tutto ciò a che pro? Per ridurre l’impatto ambientale delle proprie abitudini alimentari. Meno viaggiano i prodotti, più freschi sono quando li mangiamo, meno emissioni di CO2 causiamo. Il movimento è nato negli USA nella baia di San Francisco come potete vedere dal loro sito internet.

    A dimostrazione che la nuova tendenza ecologica si sta diffondendo, anche in Europa  si sta affermano tra gli anglosassoni il termine food miles, e in Italia come è stato tradotto?  cibi "A Km Zero", cibi prodotti in loco. Un modo concreto per ridurre l'inquinamento: utilizzando prodotti stagionali del territorio si evitano trasporti di merce per lunghe distanze con relativo abbattimento dell'emissione di gas serra. Sono nate così al Nord, le osterie A Km Zero dove si cucinano e servono prodotti dall’azienda o in un raggio limitato di km. E poi si stanno diffondendo i "Farmers market", cioè: mercati degli agricoltori, dove i produttori vendono direttamente ai consumatori. E sullo stesso filone di pensiero si inseriscono i "distributori autmatici di latte crudo", latte appena munto, filtrato, refrigerato, e distribuito attraverso distributori automatici self-service; e i mercatini regionali del BIO".

    Qualche indicazione sul Local food in rete si trova su  Biodiversità.info. Cliccando sul sito si aprirà una mappa dell'Italia, spostando il mouse su ciascuna regione si accede a una directory di aziende e fattorie. Con il motore interno è possibile anche effettuare la ricerca per tipologia di alimenti, oltre che per località. Ho trovato però solo una azienda maceratese, più rappresentata la provincia maceratese sul sito di Campagna Amica. Anche in questo caso un motore interno vi permetterà di conoscere i nomi di alcune aziende maceratesi che producono formaggi, olio, e altri prodotti. Disponibile in rete anche la mappa dei distributori automatici di latte. Ricordate? ne avevano parlato. Ce ne sono tre nel maceratese.

    Colti da istinto locavoro? Sembra facile a parlarne, ma se si vive in città, e si fa spesa al centro commerciale tutte le settimane sembra una impresa impossibile? E invece no, oltre alle  mappe del cibo locale da guardare, annotatevi anche le date dei mercatini Bio in programma nei prossimi mesi. Andate, assaggiate, magari fate conoscenza con il casaro e lo andate a trovare…Per esempio il prossimo weekend a Civitanova Marche ci saranno i mercatini inseriti in Vivi la tua terra. Se andate, scattate qualche foto, l’album di Cronache Maceratesi vi aspetta come sempre.

    credits : William Butler Yeats



  • L'anno novo e la Pasquella

    In Toscana si chiamano Befanate, nelle Marche e in Emilia Romagna sono i canti della Pasquella, canti di questua che si eseguono alla vigilia dell’Epifania, dall’imbrunire a notte fonda. L’usanza diffusissima nella tradizione popolare di tutte le regioni italiane, seppure in forme assai diverse, portava in un recente passato, gruppi di questuanti a intonare canti connessi al ciclo annuale della vegetazione. Oltre alla Pasquella, altri canti di questua sono quelli in occasione di Sant'Antonio, della Passione, il Cantamaggio, e tra i bambini, lo Scacciamarzo, tutti coincidono con alcune date precise del calendario agricolo e sono eventi rituali strettamente legati al ciclo della natura e sintetizzano anche lo stesso ciclo vitale dell'uomo. Il canto della Pasquella, vedeva protagonisti le squadre di "cantori", che si recavano di casa in casa, ripetendo ogni volta il rito del canto come augurio di salute, di benessere e di abbondanza, in cambio di piccole offerte di denaro, cibo e vino, destinati al pranzo che avrebbe concluso la festa. La classica formazione dei questuanti era di tre elementi: organetto, cembalo, "timpani" (triangolo) e voci maschili. Nel fabrianese gli strumenti accompagnatori erano anche il "violone", i violini, la fisarmonica o l'organetto. Gli antichi rituali sono andati inesorabilmente scomparendo a causa delle trasformazioni profonde della società e dell’ambiente, lo spopolamento delle campagne, l’urbanizzazione e la polverizzazione della civiltà contadina. Per evitare la dispersione del materiale che è sempre stato tramandato oralmente, il Centro Tradizioni Popolari, in collaborazione con il Comune di Montecarotto, il gruppo La Macina e altri enti, chiama a raccolta ogni anno a Montecarotto (AN) alcuni tra i portatori autentici della tradizione provenienti da tutte le Marche e dalle regioni limitrofe, allo scopo di riportare casa per casa, l'antico canto rituale della Pasquella. L'evento diventa anche l'occasione per trasmettere la vitalità e l'impegno culturale dei partecipanti alle nuove generazioni.

    I testi dei canti della Pasquella variano da zona a zona. Fanno parte di una Pasquella recanatese questi quattro versi:

    .....Se ce date du sarcicette
    non c’emporta s’è piccolette
    basta che rimpa la padella
    l’anno novo e la Pasquella.

    Nel maceratese la tradizione rivivrà quest'anno in diversi comuni. A Porto Recanati si segnalano Pasquellanti dal 2 al 20 gennaio in giro lungo le vie della città.

    Canto della Pasquella sabato 5 gennaio 2008, a Sforzacosta (ore 15:30), l’evento si ripeterà domenica 6 gennaio 2008 a Macerata in Piazza della Libertà (ore 17:30).

    Viva Viva la Pasquella anche a Frazione Casali e Fondovalle di Ussita, sabato 5 gennaio dalle ore 19.00.

    Se andate, scattate e inviateci le foto!! L’album fotografico di Cronache Maceratesi come sempre vi aspetta.

    Fonti: La Macinaitalianfolkmusic.blogspot



    Il gusto dei marchigiani a tavola

     

    Portonovo (AN). Torta Riviera del Conero

    Fine anno. Tempo di bilanci e di classifiche come quella a cui ci ha abituati il Sole 24 ore che esce con la sua classifica annuale sulla Qualità della vita delle province italiane. Chi sale, chi scende, bocciati e promossi. Chi è salito si vanta delle posizioni guadagnate. Chi scende non ci sta. La media dei vari punteggi su aspetti diversi tra loro come ambiente, società, trasporti, criminalità, salute e tempo libero ha determinato uno scivolone di Ancona, capoluogo di regione. Macerata quest’anno ha ottenuto un grande risultato, 18° in assoluto. Calano di molto le altre tre province.

    Per quanto riguarda il Tempo libero, Ancona è decisamente e costantemente inserita tra le prime venti, in una posizione migliore rispetto alle altre province. Parlo della sezione Il gusto a tavola, titolo che può sembrare fuorviante comunque. Se pensate che sia un indice calcolato sulla base di indagini sulle scelte e preferenze alimentari dei cittadini, vi sbagliate, bensì è un indice sulle Eccellenze enogastronomiche del territorio. La sezione Il gusto a tavola vede la provincia di Cuneo stabilmente in vetta, da diversi anni. Come viene calcolato l’indice dell’offerta enogastronomica? E’ un numero elaborato dal Sole 24 ore su dati Censis relativi all’offerta enogastronomica di qualità e include le produzioni biologiche, i prodotti tipici, i vini e la ristorazione "di qualità". Macerata in questa sezione ha sempre occupato una posizione inferiore rispetto al capoluogo e alle altre province. I maceratesi meno buongustai degli anconetani e meno gaudenti a tavola? Sono cifre comunque da prendere con le pinze. Perché il gusto dei consumatori non dipende certo dalla presenza di un numero maggiore di ristoranti presenti sulle guide. O dal numero di locali su 100.000 abitanti. Magari se citiamo gli chef Moreno Cedroni o Mauro Uliassi, sappiamo chi sono, mentre non ci viene in mente neanche un nome di chef maceratese? Eppure quel famoso cuoco marchigiano ebbe i natali a  Visso, vi ricordate Antonio Nebbia e gli altri cuochi maceratesi ricordati in De coquinaria maceratese? 

    Cari Maceratesi, siete oltre il 50° posto in tema di Gusto a Tavola e non solo quest’anno, lo eravate anche l’anno scorso e due anni fa.  Verdicchio dei Castelli di Jesi batte Vernaccia di Serrapetrona e Verdicchio di Matelica? Il ciauscolo inferiore al prosciutto di Carpegna? Il pecorino dei Sibillini meno importante e blasonato del formaggio di fossa di Talamello (PU)? La pera di Serrungarina (PU) piu’ dolce della mela rosa dei Sibillini? Il marrone di Acquasanta Terme piu’ buono di quello del Montefeltro? Che ne dite di lasciar perdere le questioni di campanile, almeno quando siamo a tavola, siamo tutti marchigiani. E ora una poesia

    OMAGGIO AL MARCHIGIANO di Giorgio Umani


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    Piccoli birrifici crescono

    Crescono i consumatori di birra anche in Italia. Le statistiche ci dicono che oggi, il 64% degli italiani oltre i 15 anni di età beve birra. Il consumo procapite, che nel 2001 si è attestato su 28,9 litri, è comunque molto inferiore a quello di Paesi europei come Spagna e Grecia, per non citare la patria dei consumi di questa bevanda -la Germania- dove se ne bevono 130 litri a testa. Il mercato è dominato dai soliti nomi sia in Italia che in altri stati: Carlsberg, l'olandese Heineken, Kronenbourg, Forst. Ma negli ultimi anni nuove realtà imprenditoriali stanno emergendo in Italia:  sono i Microbirrifici e le produzioni artigianali di birra sono ricercate da appassionati consumatori consapevoli. Anche nelle Marche ci sono delle esperienze, tra cui una in provincia di Macerata, a Cingoli  e di recente ho avuto occasione di acquistare alcune bottiglie.  Il birrificio artigianale Boccale D'Oro Ã¨ di proprietà del Sign.Bianchi Luciano &Simone.

    -Sign.Bianchi, ci racconta come è nata l'attività? Il nostro birrificio è in attività da circa tre anni da prima con la mescita della birra ristretta al nostro locale e da tre mesi abbiamo iniziato ad imbottigliarla ed a venderla ad altri locali selezionati, facendo una distribuzione di nicchia, senza entrare nella grande distribuzione mantenendo così la qualità. La nostra passione è nata decidendo di sfruttare la materia prima di ottima qualità, l'orzo di nostra produzione, perchè l'orzo distico marchigiano è ottimale per la produzione della birra e per incrementare il reddito della nostra azienda. La partenza del birrificio è stata possibile oltre che alla nostra volontà di riuscire anche alla collaborazione dell' U.T.F di Ancona e dell' USL di Jesi ma soprattutto all'esperienza nel settore della birra del mastrobirraio Luciano Lenzi che oltre alla fornitura degli impianti di produzione ci ha trasmesso la sua compentenza nel settore birraio insegnandoci i segreti e le tecniche di produzione per ottenere un prodotto di alta qualità.

    -Come è stata accolta a livello locale la produzione artigianale di birra? All'inizio la gente del posto era piuttosto scettica, ma con il passare del tempo è cresciuta la curiosità e il desiderio di conoscerci e assaggiare la nostra birra con la consapevolezza della qualità della nostra birra artigianale e della sicurezza di quello che bevono. Abbiamo fatto conoscere e ancora stiamo promovendo la birra artigianale nelle Marche facendone apprezzare la qualità e la piacevolezza del gusto molto differente da una birra industriale.

    -Quali sono i vostri progetti futuri? I nostri progetti sono quelli di allargare la vendita nel territorio marchigiano e oltre visto che questo è un prodotto delle Marche (la prima birra artigianale prodotta ed imbottigliata nella propria azienda) fatto con orzo coltivato nelle Marche e speriamo che possa essere sponsorizzato dalla nostra regione.

    Mentre scrivo mi chiedo: Quale sarà il bicchiere più adatto per degustare la birra artigianale prodotta dal sign.Bianchi? :-) Perchè se pensate che per godere una birra qualunque recipiente possa andare, vi sbagliate. La scelta adeguata permetterà di risaltare al meglio le caratteristiche di questa bevanda millenaria da gustare con tutti i sensi.



    A Corridonia. Educazione alimentare di scena al Teatro Velluti

    A Corridonia il 24 novembre scorso presso il Teatro Velluti, si è tenuto il Convegno Agricoltura e alimentazione promosso dalla Federazione provinciale Coldiretti di Macerata. Avevo accettato l’invito a partecipare più di un mese fa sia in segno di stima per le persone con cui mi è capitato già di collaborare in passato sia per dare continuità alle attività divulgative sull’educazione e informazione alimentare che mi ha visto in tante occasioni partecipare ad incontri nelle scuole. Ero anche curiosa di vedere la nuova pubblicazione Mangiare Bene per crescere sani e vivere meglio realizzata dal comune di Mogliano con il supporto economico di alcuni sponsors e di comuni maceratesi. A Corridonia sono arrivata con calma sabato pomeriggio, il teatro Velluti è davvero bello. Ho provato subito la mia presentazione in power point. Per esperienza so che bisogna essere sempre pronti spiritualmente a parlare a braccio senza supporti multimediali perché può capitare sempre un problema tecnico e invece tutto è filato liscio. In attesa dell’inizio ho ammirato il teatro, il soffitto decorato e mi sono tornati in mente altri teatri in cui mi è capitato di parlare, altri incontri rivolti a studenti, insegnanti e famiglie o addetti ai lavori. Quando ho iniziato a partecipare a incontri divulgativi su temi legati all'alimentazione? Diversi anni fa, e ho un archivio ricco di presentazioni e appunti su temi legati alla etichettatura, filiere produttive e aspetti nutrizionali.

     Pubblicazione Mangiare bene per crescere sani e vivere meglio

    Il teatro si è riempito. In sala alunni e insegnanti, sapevano che sarebbero stati presentati anche due loro video girati a scuola durante le lezioni. In prima fila politici e rappresentanti delle istituzioni. Ha introdotto i lavori Nelia Calvigioni, sindaco di Corridonia. A presentazione già iniziata è arrivato anche Giulio Silenzi. Dopo il mio intervento su Alimentazione e salute tra filiere produttive ed etichette alimentari in cui ho ripercorso anche le attività scientifiche supportate negli ultimi anni, è arrivato il momento di Nicola Matteucci dell'UNIVPM che ha parlato di Strategie per l'agricoltura del terzo millennio. Poi in programma gli interventi dei sindaci presenti.  Silvano Ramadori, sindaco di Mogliano  ha  ricordato che la pubblicazione Mangiare Bene per crescere sani e vivere meglio che verrà distribuita in diverse scuole nei comuni che hanno aderito al progetto, è costata 18.000 euro. Il sindaco di Petriolo ha parlato orgoglioso della situazione delle mense scolastiche nel suo comune dove si è ottenuto che ortaggi frutta e carne siano forniti dai negozi locali. Anche il sindaco di Urbisaglia ha accennato al suo impegno per la ristorazione scolastica e l’importanza di far cambiare le abitudini alimentari dei più piccoli. Mentre li ascoltavo sfogliavo la nuova pubblicazione sempre più convinta che l’approccio nutrizionale non sia l’unico da seguire e che sarebbe importante aumentare anche le conoscenze sulla etichettatura alimentare e mettere anche i più giovani nelle condizioni di fare scelte consapevoli. Ho riflettuto sulle mie esperienze precedenti che mi hanno portato -ogni volta che mi sono trovata impegnata in fase progettuale- a dare uno sguardo all’esistente, a ciò che è stato già svolto e da chi, ma è un modo di operare che evidentemente non tutti sono abituati a fare. Devo purtroppo constatare che l’informazione alimentare anche nella regione Marche è frammentata tra diversi soggetti che a volte non comunicano tra loro e si assiste così al proliferare di interventi fotocopia e privi di continuità.

    Ho aperto la cartellina preparata dagli organizzatori per l'occasione. Cosa ho trovato? L’opuscolo Dimmi come mangi e ti dirò come cresci che ho curato tre anni fa... In quella occasione si lavorò sui dati di una indagine finalizzata allo studio delle abitudini alimentari di un campione rappresentativo della popolazione scolastica marchigiana. Mi viene da sorridere… a pensare che ero stata coinvolta nella pubblicazione da un giovane pieno di idee e di creatività... Il web è piccolo vero Francesco? pardon Franz! 

     Educazione alimentare: Pubblicazioni divulgative

    Il presidente della provincia Silenzi in chiusura ha ribadito l’impegno a supportare iniziative di educazione alimentare.  Infine le parole di Gianni Luzi della Coldiretti-Marche che non ha risparmiato critiche alla regione Marche che negli ultimi anni ha dimostrato di avere poca attenzione verso certi temi e per non essere stata capace di difendere con fermezza posizioni precise sul tema degli OGM.

    Sorpresa inaspettata e molto gradita, il sindaco di Corridonia ci ha fatto omaggio di una targa ricordo e di un cofanetto di sonetti in dialetto di Claudio Principi. Mi aspettavo che qualcuno dei sindaci o lo stesso Presidente parlassero del portale di educazione alimentare voluto dalla provincia di Macerata e di cui abbiamo parlato qualche mese fa  e invece non se ne è fatto cenno. Eppure il portale è nato con l’obiettivo di essere un contenitore per ospitare progetti ed eventi del territorio. Il sito web può di certo essere utile se non resterà una cosa statica, se verrà aggiornato e diventerà uno strumento interattivo. 
     Mi auguro che non cada nel dimenticatoio. Perchè dico questo? Perchè c‘è un blog inattivo dal giorno in cui il sito è stato presentato, ci sono dei commenti che attendono una risposta dagli assessori che lo hanno tenuto a battesimo.

    Offresi nutrizionista e blogger per animare e movimentare il blog, e non costo molto. :-)



    I Frascarèlli de Arfrèdo

    Continua l’angolo della Giovi con uno sguardo alla tavola e al dialetto marchigiano e maceratese. Se facessimo un dizionario? A come acquacotta, B come bostrengo, C come callà e coteghì, d come da magnà, il pranzo, il cibo. E come l'articolo El, f come frascarèlli o frescarelli, una specialità particolare, una farinata rustica volutamente bozzolosa  citata perfino nella raccolta di Dicerie Popolari Marchigiane tra Ottocento e Novecento di Claudio Principi.

    I frascarèlli tradizionalmente venivano preparati in tre modi:

    -Frascarèlli detti de farina o de li puritti ( dei poveretti), di solo farina di grano, sale e acqua.

    -Frascarèlli de riso nei quali per favorire i grumi si metteva il riso per cui venivano chiamati anche riso curgo, riso coricato nel maceratese.

    -Frascarèlli detti de li signori in cui si aggiungevano i cicitti, palline di pasta al’uovo.

    Il condimento classico dei frascarèlli erano salsicce soffritte, passato di pomodori, pancetta di maiale, a volta con aggiunte di cipolla, sedano,carota. La consistenza era un po’ collosa per cui venivano chiamati li ‘ppiccicasandi cioè appiccicasanti a ricordare che una volta la colla si faceva con la farina. I frascarèlli erano un piatto sostanzioso, preparato con farina di grano,quando il pane comune, in tempi di miseria, era fatto con farina di farro, granturco o perfino di ghiande. Venivano serviti per puerpere e balie per favorire la lattazione abbondante.

    E veniamo alla storia di Alfrèdo de la Gòrba di Montolmo, oggi Corridonia. Alfrèdo faceva il vetturale ed era un uomo corpulento e gioviale oltre ad essere una  persona ghiottissima di frascarèlli. All’età di 75 anni si racconta che Arfrèdo si ammalo' di un brutto male e fu ricoverato nella clinica Marchetti di Macerata. Dopo pochi giorni di ricovero Arfrèdo peggiorò e i medici si arresero. I parenti chiesero allora di portarlo a casa. Arrivato in camera la sera stessa Arfrèdo chiese alla moglie un moccò de frascarelli, un boccone de frascarelli La moglie convita che fosse l’ultimo desidero, li preparò e con sorpresa il marito li finì. Arfredò se pappò tuttu lu pietanzì, si sbafò tutto il piatto. Arfrèdo migliorò leggermente e la sera dopo ebbe forza di chiedere nuovamente altri frascarèlli. La moglie speranzosa stavolta li preparò con cura e li condì con pomodoro, come preferiva il marito, lo imbocco' e Arfrèdo si riprese, si addomentò e dormi venti ore filate. E fu così che il moribondo se rimminì,si rinvenne  grazie ai frascarelli e visse ancora parecchi anni.

    Cume se fanne i frascarelli?: Se coce el riso 'nte 'na pentola bella capiente c'un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se 'ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co' 'na cucchiara de legno, finu a quannu diventa 'na polentina. Se fa bollì e a cottura ultimata i frescarelli se versane 'nte la spianatora. Se condiscene c'un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige 'nte 'na padella l'oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto. Ce se 'ggiunge i pomodori rosci freschi a pezzetti, la salciccia sbrigiolata e se fa bollì pe' 6 o 7 minuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co' la salciccia in bianco o co' un soffritto de tocchetti de pansetta e de lonza.

    Bon appetito!



    Il mangiar saggio maceratese

    Rispolvero il mio archivio personale di proverbi regionali in occasione del tributo al dialetto maceratese. I proverbi (dal latino proverbium : pro (avanti) e verbum (parola) o forse da proba (prova,saggio) e verax (verace,sincero) hanno una origine antichissima. Nei proverbi sono sintetizzate le leggi morali, civili, religiose e politiche che riguardano tutti i casi della vita, della quale nutriti dall’esperienza ne esaltano i beni e censurano i difetti. Considerati da molti vere e proprie perle della sapienza che si è tramandata di generazione in generazione, i proverbi vengono spesso definiti la “saggezza dei popoliâ€. Amore, amicizia, il lavoro, superstizioni, politica, l’agricoltura, sono tanti i temi trattati nei proverbi. Un tema ricorrente è anche il cibo e nel mio libro "Il mangiar saggio Un viaggio attraverso l'Italia dei detti, dei proverbi e della vecchia saggezza popolare" (AIEP editore) ne avevo scelti diversi come spunto di riflessione per parlare delle proprietà nutrizionali di alcuni alimenti e loro effetti sulla salute. Non c’è classe di alimenti che non sia stato oggetto di attenzione della saggezza popolare tra legumi, frutta, formaggi e vino. L’alimentarsi, cercare il cibo per sé e per i propri simili hanno infatti costituito tappe importanti dello sviluppo della civiltà umana. Alcuni proverbi fanno sorridere, altri sorprendono  nonostante siano stati concepiti in assenza di conoscenze scientifiche approfondite come quelle che possediamo oggi. Scelti per voi ecco alcuni tra i proverbi maceratesi in cui il vino, cibi e abitudini alimentari sono protagonisti.

    -Chi magna co’ lu cortellu non rrembie lu vudellu. Chi mangia col coltello non riempie lo stomaco. Si riferisce al modo di mangiare quasi trastullandosi nello spezzettare i cibi, cosicchè non si prova il senso di sentir pieno lo stomaco. Siete daccordo?

    -Bocca ònta, non disse mai male. Chi è sazio e ha mangiato ben condito, ha poca voglia di fare polemiche, le battaglie sono alimentate dalla fame dei popoli.

    -D’ogni vellèzza dalla vocca rrentra. Qualsiasi bellezza entra dalla bocca. Una buona alimentazione contribuisce al benessere e alla bellezza, potrebbe essere un claim salutistico, come recita quella publicità di una nota azienda: Mangia bene e vivi meglio… 

     -Biata la piattella, che sèttema rastella Beato l’ultimo a servirsi perchè può rastrellare il piatto.

    - Chi non magna’n cucina ha magnato ‘n candina. Della serie Gallina che nun becca è segno ch'ha beccato (Sassoferrato)

    - O Ommini vôni e vino vôno dura poco. Uomini di grande virtù sono come il vino buono: durano poco.

    -L’acquaticcio tre ghjorni è bbono e dopo è tristo. L’acquaticcio, il vinello fatto col mosto ed allungato con acqua, è buono tre giorni, poi è da buttare, all’acquaticcio viene dedicata anche una sagra nel maceratese. Dove? a Belforte del Chienti.

    -Più erba se magna e più bèstia se divenda. Più erba e insalata, si mangiano e più bestie si diventa. I vegetariani di certo non condivideranno.

    -Io predeco de notte un callà de pere cotte†..Quando ci si accontentava di poco…di un paiolo (callà) di frutta cotta..

    -Tempo’rfatto de notte,dura quanto un callà de pere cotte. Cioè il tempo che si è rimesso al bello durante la notte, dura pochissimo, tanto quanto un paiolo di pere cotte. Mele e pere, in particolare le varietà che non si prestavano ad essere consumate fresche, venivano cucinate spesso in campagna e usate a merenda o a cena.

    -Del vin bsogna fann us, no abus. Giusto!

    La lenticchia tristu' llu corpu che ce se ficca. Infelice il corpo di colui che mangia lenticchie.

    -Passata la festa, male le gamme, pegghio la testa. Dopo una festa, male le gambe, peggio la testa per i postumi della sbornia.

    Foto di Giorgio Pistola. Mostra "Vecchie case rurali ".



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