Così sono trascorsi gli anni migliori- Il libro di Eno Santecchia

Eno Santecchia che ha giĂ  inviato in passato dei contributi interessanti da pubblicare, ci ha fatto avere una copia del suo libro "Così sono trascorsi gli anni migliori" (Lavoro Editoriale).

Andrea Bianchi, che ringraziamo, lo ha letto per noi.

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“Figlio mio sono contento che sei tornato, ma avete perso tutto”. Con queste parole veniva accolto chi era appena tornato dai tormenti della guerra e della prigionia. In esse si rinchiudeva l’impossibile abbraccio tra chi patendo la vita grama era rimasto con chi invece, miracolosamente, era tornato a casa. Da questo dolore represso con forza d’animo è ricominciato il cammino di chi ha ricostruito un paese distrutto dall’assurdità del Regime, un percorso costellato di queste “minuscole” vite che si affacciano come stelle cadenti nel cielo della Storia, fatta con i suoi grandi personaggi e le loro avventure da raccontare. Vicende lontane nel tempo che mantengono intatta la forza del monito affinché non accada più. “Avevamo vent’anni siamo stati mandati a soffrire e morire in tutto il mondo contro altri giovani come noi, e al ritorno tutto era più difficile” ricorda con durezza quanto è ingiusto giocare con le speranze dei giovani e far patire loro i nostri errori, privandoli degli anni migliori.

Un percorso di vita che si snoda dalle dolci colline marchigiane alle sabbiose dune della Libia, colonia dell’Impero, per finire nei campi di prigionia in India. La brutale scoperta della propria impotenza di fronte alla forza del nemico, nascosta dalla propaganda che decantava oltremodo le dotazioni dell’Esercito Regio. Amarezze e delusioni che nulla tolsero all’ardore, al coraggio e all’eroico impegno dei nostri soldati, al contrario di quanto si sia detto o scritto a sproposito. Quei ragazzi che possono essere stati i nostri padri o i nostri nonni, “uomini dalla tempra eccezionale, abituati a resistere alla fame, sete e freddo, alle privazioni e alle malattie”, ci ricordano un passato a prima vista poco edificante di cui non andar fieri, ma che è comunque la si voglia vedere, parte della memoria del nostro Paese. Nicola Santecchia, lontano da casa per oltre sei anni di guerra prima, e dura prigionia dopo, ci rammenta col suo modo di fare che anche in condizioni avverse e lontano dai propri affetti non si perde la dignità, anzi la si difende con l’onore e il sacrificio del decoro della propria anima e spirito, l’orgoglio del lavoro seppure per il nemico, quando invece “alcuni oziavano nel modo più assoluto, diventando esseri apatici, (che) non si interessavano di nulla e si abbruttivano sempre di più. Questi prigionieri furono quelli che subirono i danni psicologici maggiori”.

Episodi brutali come il giovane ucciso all’assalto del grano all’ammasso a Colmurano nella primavera del 1944, oltre al sacrificio dei giovani Glorio della Vecchia, Giovanni Fornari e Guido Pacioni, tutti ventenni o poco più, sfatano il mito della “mitezza” del Regime Fascista che da tempo oramai si va affermando sempre più nell’opinione pubblica per bocca di improvvidi politici o in malafede o poco avvezzi ai libri di Storia, smascherando le orrende malefatte dei camerati nella provincia di Macerata. Una memoria da mantenere viva per non ripetere mai più gli stessi errori. Alla domanda frequente che tormentava quei ragazzi, reduci di guerra, sulla via di ritorno a casa, “come sarà ridotta l’Italia dopo i bombardamenti, dopo l’invasione tedesca, dopo la guerra civile e tutto il resto”, essi seppero rispondere nel miglior modo più semplice possibile, dando il proprio concreto contributo in prima persona, come sempre avevano fatto. Un insegnamento per le generazioni future per affrontare le difficoltà della vita, riscoprendo l’esempio dei propri genitori e nonni.

Colpisce leggendo questo libro, la formidabile parabola di un uomo che a bordo della Strathaird, dopo un lungo viaggio dal 1 agosto 1946 da Bombay al 22 agosto a Napoli, conclude un’esperienza unica e straordinaria che senza snaturare la sua natura di individuo che “odiava l’ozio e il perder tempo inutilmente”, lo porta a “sentirsi vivo” anche lontano dall’amata famiglia, rendendosi comunque utile. Sta proprio qui nel tratto tipicamente marchigiano della laboriosità del Santecchia, la “familiarità” di questo libro, come fosse l’esperienza del nonno e del padre di ognuno di noi. Un’avventura incredibile a dimostrazione che anche la più nota delle vicende storiche nasconde, come in un grosso baule, una miriade di “minuscole” esperienze umane che sebbene più esposte all’oblio, nulla hanno da invidiare alle mirabili gesta tramandate dei grandi personaggi della Storia, che pure qui nel racconto non mancano.

Andrea Bianchi

Ecco l'Associazione culturale Cronache Maceratesi

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www.cronachemaceratesi.it

(Spero che questo nuovo "spazio in piĂą" sia di vostro gradimento).

Un ringraziamento speciale a chi ha contribuito in maniera determinante alla costruzione e alla lavorazione di questo blog storico, due persone straordinarie che ho avuto il piacere di conoscere in questa comunitĂ  online: Francesco Cittadini e Gianna Ferretti. Spero che anche loro in qualche modo potranno contribuire alla crescita di questa nuova Associazione, giĂ  lo stanno facendo con dei consigli che si sono rivelati molto preziosi.

Ovviamente resterò un fedelissimo di secondopiero.com, quest'alchimia di amicizia e ironia ormai mi ha catturato.

Spero comunque di vedere molti di voi su www.cronachemaceratesi.it

Il post di presentazione.

Grazie a tutti!

A Tolentino. Fiabe all'opera in giardino


In ogni vita c’è un po’ di fiaba……

In Fiabe all’opera, di cui avevamo già scritto due anni fa, Aida, Turandot e Pamina (de “Il flauto Magico”) scendono dal palcoscenico dei grandi teatri per diventare le eroine del fantastico mondo delle fiabe per accompagnarvi alla scoperta dell’opera e della musica classica.
“Fiabe all’opera”, ora approda al “Giardino letterario” in svolgimento a Tolentino. Grazie all'autrice, Alessandra Pierini, le eroine delle opere classiche prenderanno vita in una lettura animata che riserverà belle sorprese. Tutti i bambini e tutti gli adulti che hanno ancora voglia di sognare sono invitati a partecipare. Vi aspettiamo domenica 27 luglio 2008 alle ore 19,30 nel giardino della Biblioteca di Palazzo Fidi a Tolentino.

Qui il programma della manifestazione tolentinate.


Gli incontri di Blu Mouse

Cosa c'è di nuovo in Ancona? ci sono i Sabati di Blu Mouse. Domani mattina si terrĂ  il secondo appuntamento, il tema di domani sarĂ : Diventa editore di te stesso: col blog si può. Si comincerĂ  alle ore 9.30 al Blu Mouse Computer di Ancona con un pubblico in carne ed ossa e in video conferenza via Mogulus ci saranno alcuni esperti del settore. Marco Traferri, il podcaster-man e molto altro, come sempre modererĂ  l'incontro. Tra i relatori ci saranno:  Luca Lorenzetti, Vittorio Pasteris, Gaspar Torriero, Matteo Marchellie Daniele Minotti.

In videoconferenza da Milano ci sarĂ  Enrica Garzilli, docente di discipline orientali (Delhi, Harvard, Perugia, Macerata), presidente dell’Asiatica Association, autore di numerosi volumi e articoli specialistici fra cui un libro sulla politica fascista in Oriente. Enrica è una blogger molto seguita, la trovate su  Orientalia4All.  Ho scoperto che Enrica è la curatrice del primo blog italiano dedicato alla figura di Giuseppe Tucci considerato uno dei massimi studiosi occidentali delle culture asiatiche di tutto il Novecento

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Nato a Macerata nel 1894, Tucci fu attratto sin da giovane dalle civiltĂ  antiche. Parlava oltre a quattro lingue europee anche alcuni dialetti tibetani. Tucci, durante le sue esplorazioni,  si spinse in regioni che pochi europei avevano visto, raccolse documenti, libri antichi e oggetti rituali. Nella foto lo vediamo in Tibet in occasione di uno dei suoi viaggi.

Se domani non potrete passare da Blu Mouse in Ancona, potrete seguire tutto via web.



Incontro con il pittore Philippe Artias

 Philippe Artias e Lydie Bouga

Due pittori, il francese Philippe Artias e il maceratese David Giovannini, si incontrano un giorno a Caldarola. Eno Santecchia ci racconta....

 Nell’aprile 1977 David Giovannini, impaziente d’imparare e giĂ  preso dall’inquietudine degli artisti, era studente dell’Accademia di Belle Arti maceratese. Alla guida della sua Citroen Dyane 6 azzurra, da Tolentino, si recò a far visita al pittore francese Philippe Artias. Il maestro, esponente di primo piano della "Nouvelle Ecole” di Parigi, allora 65enne, viveva in contrada ColcĂą 5 di Caldarola. Con poche pennellate Giovannini ci affresca quell’incontro, senz’altro emozionante e gratificante allo stesso tempo. “Avevo il desiderio di ascoltare un parere sulle mie opere di quel periodo in cui frequentavo l’Accademia con il maestro Remo Brindisi. Seppi che Artias viveva in una casa isolata a Caldarola, telefonai chiedendo un appuntamento. Artias mi rispose, con gentilezza e con entusiasmo, che potevo andare quando volevo. Un giorno, presi alcuni dei miei quadri di un genere di pittura affine alla sua (ricerca di colore con un’espressione tonale, una pittura piatta, grigia un po’ morandiana) e mi recai a fargli visita. La sua casa era un rifugio, una sistemazione quasi bohemienne, piena di pace e di serenitĂ  che portava a una proficua creativitĂ . Ammirai e in seguito sognai quell’ambiente consono al mio modo di vivere a contatto con la natura e volto a ottenere la massima concentrazione. Appena mi ricevette nella sua abitazione-studio mi mostrò tutta la sua vecchia e recente produzione, illustrandomi dettagliatamente il contenuto e la tecnica di ogni opera. Grandi tele erano collocate nella stanza da letto, nell’ingresso, nel soggiorno e addirittura in cantina, dove lui dipingeva. Mi trovai di fronte un uomo signorile, molto sensibile e curioso che mi mise subito a mio agio. Si entusiasmò vedendo il mio interesse per la sua pittura; notai la sua impazienza e curiositĂ  per vedere i miei quadri. Dopo aver visto sì grandi opere, mi sentii a disagio confrontandole mentalmente con le mie. Invece non mi fece pesare affatto la sua esperienza, invitandomi ad appoggiare i miei dipinti uno vicino all’altro, prima alla luce solare e poi, entusiasta, mi fece accomodare nel soggiorno. Chiamò la sua donna per un parere. Scese dal piano superiore e comparve nello studio una bella donna trentenne, alta, dai capelli lunghi biondi; dal suo esprimersi notai che proveniva dai paesi dell’est europeo. La donna s’inseriva molto spesso nei pareri di Philippe, seppi poi che era una grande critica d’arte. Notai che tra di loro c’era una profonda intesa e le loro opinioni collimavano. Il parere di Artias fu talmente positivo, come del resto quello della sua convivente; si entusiasmarono e mi fecero seri incoraggiamenti. Artias mi trattenne piĂą di un’ora dandomi dei consigli e portandomi continuamente su e giĂą dallo studio al soggiorno e alla camera da letto che si trovavano su piani diversi, facendo delle correlazioni tra la sua opera e la mia. Mi sembrò di assistere a una lezione accademica. Fui veramente colpito dalla loro competenza e sinceritĂ ; i loro elogi mi riempirono di un entusiasmo e di una gioia immensi. I suoi consigli e gli insegnamenti del maestro Remo Brindisi e del grande Pietro Annigoni che avevo conosciuto a Ponte Buggianese (PT), intento ad affrescare una chiesa, mi sono stati molto utili negli anni a completare la mia esperienza artistica. Rividi Philippe Artias e la sua compagna in alcune mostre, furono curiosi e mi rivolsero varie domande sulla mia attivitĂ  artistica e sul proseguimento della professione”.

Dopo qualche anno anche David Giovannini si creò il suo rifugio-bottega d’arte nella frazione Aschio di Visso, dove tuttora prosegue la sua attività. Dopo trentasei anni di carriera l’artista continua a sperimentare varie tecniche: affresco con relativo strappo, acqueforti, acquetinte, litografia su pietra, curando personalmente la stampa. Ecco una delle sue opere.

Con l’attività pittorica si conclude il suo linguaggio artistico. Ottiene eccellenti consensi di pubblico e di critica e le sue opere sono esposte nelle migliori pinacoteche d’Italia e a Cracovia in Polonia.

Eno Santecchia



"Le onde elettromagnetiche non fanno male". Sicuri?

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Ne avevamo giĂ  parlato qui.

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Riflessioni (amare) sull'assemblea del 19 maggio sui ripetitori di telefonia mobile

di Gianfranco Cerasi.

Partiamo dall’assunto che anche un asciugacapelli oppure una tostapane ed anche quando parte la centrifuga di una lavatrice ci sono emissioni di onde elettromagnetiche.
Figuriamoci le onde che vengono generate dall’antenna per la telefonia cellulare.
Ci sono diversi parametri per calcolare/valutare le emissioni di onde ed i rischi per la salute, ma il più importante (come ci è stato illustrato lunedì 19 maggio nel corso dell’assemblea pubblica sul regolamento ed autorizzazioni installazione antenne-ripetitori telefonia mobile) sembrerebbe essere quello dei “volt/metro” che è l’unità di misura per calcolare il campo elettrico il quale non ha un’unità di misura dedicata.
Il limite, per le nuove installazioni di antenne per la telefonia, dovrebbe contenersi per legge entro i 6 volt/metro (dentro gli edifici abitati).
In pratica in una determinata zona la somma di tutte le emissioni (generate da tutte le antenne presenti) non dovrebbe superare complessivamente la soglia dei 6 volte/metro: se in una determinata zona c’è già (per ipotesi) un campo elettrico di 5 volt/metro se si installano nuove antenne per i cellulari la somma complessiva di potenza erogata di tutte queste nuove antenne non dovrebbe superare 1 volt/metro.….
Fin qui la spiegazione della legge che, essendo in Italia, ha poi una serie infinita di eccezione, esclusioni, dispense e deroghe per cui di fatto il Comune (ci dicono) può fare ben poco.
Poiché le antenne per la telefonia sono di “interesse pubblico” se un gestore (nonostante la città di Macerata sia praticamente tutta coperta, frazioni incluse) chiede l’innalzamento di nuove antenne c’è poco da fare (ed infatti a Macerata se ne prevedono oltre 15 nuove)…
O meglio ci sarebbe qualcosa da fare se, come molti degli intervenuti all’assemblea hanno fatto rilevare, non ci fossero forti interessi economici in gioco: insomma se c’è da generare profitto la salute dei cittadini non è in discussione, si rovina e basta!
L’assemblea, come tutte le precedenti già fatte, non voleva raggiungere lo scopo di interagire con il cittadino, di ascoltare le giuste richieste, di trovare assieme soluzioni concordate… L’assemblea pubblica, è sembrato a molti (alcuni dei quali hanno abbandonato la riunione molto presto) che fosse soltanto un pretesto per “salvare l’anima” all’amministrazione: nessuno domani (quando saremo infestati da antenne) potrà dire che non ci siamo spesi sul territorio…
I gestori giustificano queste ulteriori antenne con il fatto che tanti clienti serberebbero chiedere un servizio migliore, da qui la necessità di nuove antenne per coprire meglio un territorio che, a detta di molti intervenuti all’assemblea (cioè tutti clienti dei diversi gestori poiché tutti con il cellulare), era già abbondantemente e sufficientemente coperto, visto che i telefonini funzionano benissimo in tutta la città…
Singolare poi la spiegazione per cui Vodaphone (chiamata ancora dal tecnico dell’ARPAM con il suo vecchio nome di Omitel) non potrebbe mettere un’antenna nella zona della Chiesa di San Giorgio: poiché già c’è un antenna radio (Radio Maria? ) che emette onde per 5,5 volt/metro non si da l’autorizzazione poiché la teorica somma delle onde emesse (tra l’antenna radio e quella del cellulare) probabilmente supererebbe la soglia dei 6 volt/metro.
Cioè par di capire che l’antenna che vorrebbe mettere la Vodaphone sia ben superiore allo 0,5 volt/metro limite massimo per quella determinata zona.
Ma se, come sempre ha detto il tecnico dell’ARPAM, a Santa Lucia la mostruosa ed enorme antenna installata (a pochi metri dall’Asilo e dall’Ospedale) genera “soltanto” 0,3 volt/metro ci domandiamo che razza di antenna mostruosa e grandissima avrebbero voluto installare quelli della Vodaphone a San Giorgio per superare la soglia complessiva dello 0,5 volt/metro???
Ovviamente (come nel caso dell’assemblea di lunedì) quando poi si passa volutamente e scientemente a dare delle spiegazioni squisitamente tecniche (ad un pubblico non tecnico) ovvio che alla fine ci può anche scappare la certezza che Gesù Cristo non sia morto in Croce ma di freddo…
I relatori sono stati tutti concordi nell’affermare che a Macerata tutto è sotto controllo, tutto è regolare, tutto è sicuro (nonostante il fortissimo scetticismo di quasi tutti i partecipanti all’assemblea).
Di più. Il tecnico dell’ARPAM ha assicurato che la stragrande maggioranza della comunità scientifica è concorde dell’affermare che l’esposizione alle onde elettromagnetiche non sembrerebbe nociva e che le eventuali patologie che, in determinati casi, si possono riscontrare (tumori, leucemie, angiomi, neoplasie, ecc.) non sono legate alle onde elettromagnetiche.
Come vorremmo essere certi come ne era certo il tecnico dell’ARPAM che le onde elettromagnetiche non fanno male!
E come vorremmo che il tecnico mettesse nero su bianco, in modo da poter contestare poi in tribunale la cosa, tutte le rassicurazioni che ci ha dato.
Note dal margine: non serve (come non è servito in passato) raccogliere le firme contro l’installazione di nuove antenne, così come non serve a nulla protestare: nell’ignavia del l’Amministrazione Comunale i gestori di telefonia mobile (nonostante le leggi che ci sono, i vincoli, gli obblighi e gli impegni) hanno sempre fatto come gli pare e continueranno a fare come gli pare.
Ne riparleremo, purtroppo, semmai tra una ventina di anni quando aumenteranno anche a Macerata i casi di linfoma, neoplasie, malattie nervose….

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Discussioni aperte anche sul forum: qui e qui.

Pickwicki, libri pescati in Rete

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Lo staff al gran completo.

Un sito internet per condividere libri e recensioni. E' nata a Macerata e sta facendo il giro d'Italia questa comunità online (www.pickwicki.com) presentata domenica alla Fiera Internazionale del libro di Torino. “La gente si è mostrata subito interessata – spiega la maceratese Chiara De Caro, responsabile di questa innovativa idea imprenditoriale - , avvicinandosi con curiosità al nostro stand e partecipando numerosa alla conferenza stampa di presentazione in cui esponenti del mondo accademico, del web e della stampa si sono confrontati sul futuro del libro e delle librerie e sulla funzione catalizzante che può svolgere una community online. Durante la Fiera del Libro è emerso un forte interesse da parte delle librerie e del settore editoriale e abbiamo raccolto molte adesioni”.
Ispirata ai principi del Web 2.0 e online da circa due mesi pickwicki è collegata a librerie indipendenti italiane. I contenuti sono gestiti dagli stessi utenti, che inseriscono online e catalogano i propri libri preferiti o desiderati, ne discutono, scrivono recensioni e inseriscono i propri scritti. Rispetto a iniziative simili, pickwicki si distingue proprio per le numerose possibilità di interazione offerte agli utenti (tra cui la possibilità di aggiungere racconti e appuntamenti letterari) e gli strumenti in grado di stimolare il legame degli utenti con le librerie. Numerosi inoltre i servizi offerti ai librai. “Chi accumula libri, accumula desideri”, la frase di Ugo Ojetti presente nella home page fotografa il credo di pickwicki. Da Macerata al resto d'Italia per condividere la passione della lettura.

www.pickwicki.com

Una Settimana Missionaria per un mondo migliore

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In una società sempre più individualista e materialista non può che far piacere vedere a Macerata diverse associazioni molto attive, anche sul fronte della solidarietà. Il Ser.Mi.G.O. (Servizio Missionario Giovanile Oratoriale) è una di queste. Un'associazione appena diventata maggiorenne, essendo nata nel 1990 nell'oratorio dei Salesiani e sempre distintasi sia dal punto di vista della sensibilizzazione sui temi legati all'Africa che sotto l'aspetto ancor più concreto dell'aiuto diretto rivolto ai bambini del terzo mondo. Nel corso di questi anni tanti giovani maceratesi hanno voluto partecipare alla missione salesiana a Makuyu, in Kenya. E da quest'anno il Ser.Mi.G.O ha raddoppiato le proprie energie sbarcando in Nigeria.

“Aiutare l'altro, anche se l'altro si trova lontano”. Ivan Del Gobbo Acciarretti e Alessandra Giustozzi, responsabili dell'Onlus, hanno sintetizzato con questa frase la missione. In questi giorni la città ha risposto presente alle iniziative organizzate dal Ser.Mi.G.O per la Settimana Missionaria: dalla mostra fotografica ai concerti multietnici in piazza Battisti di sabato sera, passando per l'evento clou di venerdì con la testimonianza di Niccolò Fabi attraverso il suo documentario “Live in Sudan”.

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Un filmato girato duranti i sei giorni di permanenza del cantante romano a Khartoum, dove a giugno dello scorso anno era stato invitato dall'ambasciatore italiano per tenere un concerto in occasione della Festa della Repubblica italiana. Un'occasione alla quale il cantautore ha voluto dare un taglio benefico decidendo di devolvere l'incasso del concerto alla Missione salesiana di El Obeid, un centro di accoglienza di profughi e orfani.
Al centro della serata l'Africa e la grande sensibilità verso i poveri, elementi che accomunano Niccolò Fabi e il Sermigo, impegnato da anni in attività di sostegno di progetti di sviluppo in Kenya, Sudan e Tanzania.
Venerdì il nuovo teatro Don Bosco ha fatto il pieno di spettatori e di calore. Niccolò Fabi si è tolto le vesti di cantante per raccontare la sua esperienza: "E' un mondo completamente diverso e una volta tornato a casa ti senti costretto a rimettere in discussione la tua vita, fatta di privilegi e comodità".

Al termine della serata il sindaco Giorgio Meschini intervenuto insieme al vice sindaco Lorenzo Marconi e all'assessore alla cultura Massimiliano Bianchini ha donato al cantautore la pubblicazione sul Teatro Lauro Rossi invitandolo a programmare un concerto a Macerata.

"Costruiamo un mondo migliore" è lo slogan del Ser.Mi.G.O, la cui attività inorgoglisce Macerata.

www.sermigo.org

Ciao Peppino!

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Peppino Di Bartolomeo se ne andato ieri, a 53 anni. Quest'ultimo periodo lo ha trascorso più serenamente e con la sua solita allegria, come mi ha detto oggi al telefono il fratello Sandro. Questo grazie alla solidarietà dei maceratesi e ai 21.000 euro che consentirono ai fratelli "Pe-Sa" di acquistare il pullmino giallo con cui hanno potuto uscire di nuovo dopo esser stati costretti a restare a casa per qualche anno. In quell'occasione anche la nostra comunità online, composta da tanti ragazzi, ha dimostrato grande solidarietà raccogliendo 675 euro. Oggi per me è stato bello rileggere questi due topic: AIUTIAMO PEPPINO E SANDRO DI BARTOLOMEO. Colletta per Pe Sa. Così come rivedere queste foto.



E' bello sapere che nel nostro piccolo abbiamo aiutato Peppino e Sandro a realizzare il loro sogno e a vivere meglio in quest'ultimi due anni e mezzo. Peppino si è spento a seguito di un indebolimento causato dalla sua malattia, la distrofia muscolare. I funerali si terranno domani mattina alle 10.30 al Sacro Cuore. Un anno e mezzo dopo ero tornato a trovarli, ecco cosa mi avevano raccontato. «Abbiamo visto cose che voi umani non potete neppure immaginare». Sandro, il maggiore dei due fratelli Di Bartolomeo, cita simpaticamente il film Blade Runner per raccontare la loro nuova vita, iniziata l’1 novembre dell’anno scorso, giorno della consegna del pullmino. Li abbiamo ritrovati lì, nella loro casa di via Pancalducci, davanti a internet e con la solita, contagiosa allegria. Ma in questi ultimi mesi Peppino (51 anni) e Sandro (59 anni) si sono mossi. Eccome. «In pratica grazie a questo pullmino abbiamo scoperto l’Italia - raccontano -. In passato non avevamo viaggiato quasi mai, salvo una gita a Parigi nel 1990». A novembre hanno subito inaugurato il pullmino, arrivato grazie ai 21.000 euro raccolti con l’aiuto dell’Unitalsi e del Carlino. «Siamo andati alla fiera Natalissimo a Ferrara, ma non c’era niente». A guidare il pullmino è quasi sempre un loro amico. «Fa il rivenditore nelle fiere di elettronica e ci ha portato a vederle a Forlì, Vicenza e Rimini. Per altri viaggi ha guidato anche un altro nostro amico camionista». Il viaggio più bello? «Quello di luglio a Venezia, anche se faceva un caldo bestiale. Siamo anche riusciti a salire sul battello. E’ stato fantastico». E poi? «Indimenticabile la gita di maggio a Firenze: a Fiesole abbiamo mangiato una fiorentina straordinaria. Siamo sempre partiti la mattina presto e tornati la sera tardi, ma ci siamo divertiti moltissimo». Un solo rammarico: «Peccato non aver avuto questo pullmino quando eravamo più giovani e non avevamo problemi di salute - osserva Peppino -. Avremmo potuto girare l’Europa». La settimana dopo Venezia sono stati in Svizzera. «A Lugano, ma è stata una delusione. Era domenica e abbiamo trovato tutto chiuso, compresi i bagni. Abbiamo visto una Svizzera sorprendentemente disorganizzata per i disabili e anche piuttosto sporca. Ad agosto poi siamo stati all’acquario di Genova e ci siamo fermati anche a Portofino. Prima di quest’anno non conoscevamo nessuna città italiana». E ora il contachilometri parla chiaro. «Da novembre il pullmino ha percorso 7.500 km. E’ eccezionale, si guida benissimo ed ha una stabilità incredibile». Sandro una volta a settimana è tornato a girare per le vie di Macerata, mentre Peppino si risparmia per qualche problemino di salute. «E’ stato bellissimo - dice Sandro - tornare a girare per San Giuliano dopo 5 anni. E poi ho incontrato tanti amici che non vedevo da tempo. Considerate che prima di novembre io e Peppino non uscivamo mai di casa, perché senza pullmino era un rischio troppo grande se, come è già successo, si fosse bloccata la carrozzina».

Sicurezza nei cantieri, un problema culturale

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Incidenti e morti, una lunga scia che non si ferma. Gli infortuni sul lavoro, soprattutto nei cantieri, sono purtroppo una costante anche nella nostra provincia.
Ecco gli ultimi casi.


3 aprile 2008 - A Matelica, in una cappella in costruzione del cimitero comunale, un muratore di 30 anni è caduto da un'impalcatura da un'altezza di circa tre metri, battendo violentemente la testa ed è stato ricoverato in rianimazione a Torrette.
19 febbraio 2008 - A Treia un giovane maceratese è rimasto ferito mentre lavorava con il frullino, nel cantiere di un'impresa edile.
8 febbraio 2008 - A Santa Maria in Selva, mentre tagliava i rami di alcuni alberi, un operaio maceratese è rimasto folgorato toccando i cavi della corrente; è stato ricoverato in condizioni gravissime.
18 dicembre 2007 - A Corridonia, un operaio è precipitato dal tetto di un capannone: la corda che lo reggeva si è spezzata, e per le gravi lesioni il giovane è stato portato a Torrette.
1 ottobre 2007 - A Tolentino, un macedone, al lavoro su un'impalcatura è precipitato da circa 5 metri di altezza.
maggio 2007 - A Mogliano un operaio di 45 anni, originario di Ripe San Ginesio e dipendente di una azienda di acque minerali, stava lavorando ad un tombino lungo una strada del centro quando l'auto che aveva parcheggiato proprio li vicino si è messa in movimento, quasi sicuramente per un guasto ai freni, ed ha travolto l'operaio schiacciandolo contro il muro.
2 maggio 2007 - Un altro operaio ha tragicamente perso la vita in un cantiere edile a San Sebastiano di Sarnano. La vittima Gianfranco Tidei di 42 anni e padre di un bambino di 3 anni, stava lavorando incima ad un'impalcatura e per cercare di liberare il gancio del braccio mobile, si è accidentalmente esposto oltre la ringhiera del balcone ed ha perso l'equilibrio, precipitando per quasi 14 metri.

Girando per Macerata basta dare un'occhiata ai cantieri per accorgersi che non vengono rispettate le norme di sicurezza: da via Trento alle Vergini, passando per la centralissima piazza San Giovanni, dove pochi giorni fa gli operai che smontavano l'impalcatura sull'edificio della Biblioteca non portavano i caschi e salivano senza imbracatura sui ponteggi. Questo avviene un po' ovunque. Troppo spesso.

Ho chiesto un parere a Fabrizio Pisani, ingegnere specializzato in sicurezza sul lavoro.
Ecco cosa ha scritto.


Il problema sicurezza non è nato oggi. Le prime normative in merito risalgono agli anni 50 (DPR 547/55 e DPR 303/56) e sono tutt’ora vigenti. Relativamente più “recente” è il D.Lgs. 626/94 che ha recepito una serie di direttive europee volte ad uniformare il problema sicurezza in tutti gli stati membri della comunità Europea. Il Dlgs 626/94 ha costituito una svolta in quanto individua i soggetti in gioco ed attribuisce specifici obblighi e responsabilità: in primis c’è la figura del Datore di Lavoro ma ci sono anche, questa la vera novità, agli stessi lavoratori ai quali vengono assegnati chiari doveri, uno dei quali, arrivando al problema dei caschetti, è proprio quello di indossare i Dispositivi di sicurezza individuali (DPI) forniti dal Datore di lavoro.
Far applicare quanto richiesto dalla normativa è, normalmente, tanto più difficile quanto più ci si confronta con persone che hanno ormai consolidato le loro modalità di lavoro e quanto più il loro livello culturale sia basso. Spesso si riscontrano atteggiamenti di sottovalutazione di queste problematiche, quasi come se tutti i problemi si risolvessero redigendo un documento dei rischi da mettere nel cassetto. Ovviamente la cosa è più complessa. Non è neanche facile trovare una soluzione ad hoc per tutti. Ogni azienda è un mondo a se ed in ciascuna bisognerebbe trovare i modi e le persone cardine per poter attuare in pieno quanto previsto dalla normativa.
Il vero ostacolo è culturale. Migliorando questo aspetto è facile prevedere felici ripercussioni in termini di salute e sicurezza del lavoro. Forse, un modo in più per farlo, potrebbe essere quello di inculcare il corretto atteggiamento nei confronti di questi argomenti già dai banchi di scuola e non solo da quelli degli istituti tecnici o professionali, ma già dalle elementari, come, del resto, viene fatto per altri importanti temi sociali (sicurezza stradale, ecc.). Chissà, mi piace pensare che sentirsi dire dal proprio figlio di mettersi la cintura di sicurezza salendo sull’impalcatura perché vuole giocare con noi quella sera, possa ammorbidire anche l’atteggiamento più chiuso. Ma non ci giurerei.


L'elenco delle morti bianche nel 2007 in Italia.

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