Come andare in brodo di giuggiole

Proprio in questo periodo maturano le giuggiole, ieri pomeriggio dall’albero che ho piantato alcuni anni fa, ne ho raccolte un po’ che vorrei usare per fare qualche ricetta. Il giuggiolo, importato dalla Siria dai romani, inizialmente è stato utilizzato come pianta ornamentale, poi considerato e rivalutato come un vero e proprio albero da frutto per le sue interessanti proprietà nutrizionali, tuttavia le giuggiole non si trovano spesso e sono considerate frutti dimenticati. Si consumano fresche o essiccate e si possono usare anche per preparare marmellate e sciroppi. Nella zona del monte Conero in passato, gli alberi erano più diffusi e i frutti si usavano per preparare una bevanda fermentata lo zizifo. La tradizione vuole che gli abitanti delle campagne marchigiane lo considerassero pianta sacra e al sorgere e al calar del sole lo onorassero con il segno della croce. Nella civiltà contadina le giuggiole erano considerate tra i frutti pettorali perché indicate per la cura della tosse.

Per preparare il salutare brodo di giuggiole ci sono diverse versioni. Il decotto può essere preparato approssimativamente come segue: acqua ½ litro, giuggiole ben mature 1/2 kilogrammo e 100 grammi di miele, far bollire per far spappolare i frutti, poi filtrare.

Interessante anche lo Sciroppo di giuggiole: Mescolare giuggiole e zucchero in proporzione 1:0,5. Conservare in recipienti di vetro e girare di tanto in tanto per facilitare il dissolvimento dello zucchero.

Su ebay si trova un liquore prodotto da una azienda maceratese, la Sigi, di cui ho già parlato. Si chiama Giuggiolone, ma non si tratta di brodo di giuggiole, è un vino dolce che ha richiesto diversi anni di ricerca per essere messo a punto.

Perchè si dice andare in brodo di giuggiole? che significa struggersi di gioia,di piacere? Probabilmente è un richiamo al tenore zuccherino dei frutti. Nel dizionario "Frase fatta, capo ha" sui modi di dire di Giuseppe Pinto si legge che la frase è la corruzione di un precedente detto: andare in brodo di succiole, la succiola nell'uso popolare toscano è la castagna cotta nell'acqua-. Una frase sinonima in disuso è andare in sollucchero.  

Altre ricette oltre a brodo e sciroppo di giuggiole? potreste provare a preparare a casa il liquore di giuggiole, ecco come fare:

Ingredienti: 500 g di giuggiole, 0.5 litri di alcool, 2 hg di zucchero, scorza di limone non trattato, mezzo baccello di vaniglia. Porre tutto in un vaso , coprire e mettere all'aperto. Mescolare di tanto in tanto per agevolare lo scioglimento dello zucchero. Far maturare per qualche mese. Le giuggiole le potrete usare come snack dopo pranzo, il liquore troverà impiego come digestivo.

Disclaimer: l'autore di questo blog non ha interessi o collaborazioni con l’azienda citata nel post.



Così sono trascorsi gli anni migliori- Il libro di Eno Santecchia

Eno Santecchia che ha già inviato in passato dei contributi interessanti da pubblicare, ci ha fatto avere una copia del suo libro "Così sono trascorsi gli anni migliori" (Lavoro Editoriale).

Andrea Bianchi, che ringraziamo, lo ha letto per noi.

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“Figlio mio sono contento che sei tornato, ma avete perso tuttoâ€. Con queste parole veniva accolto chi era appena tornato dai tormenti della guerra e della prigionia. In esse si rinchiudeva l’impossibile abbraccio tra chi patendo la vita grama era rimasto con chi invece, miracolosamente, era tornato a casa. Da questo dolore represso con forza d’animo è ricominciato il cammino di chi ha ricostruito un paese distrutto dall’assurdità del Regime, un percorso costellato di queste “minuscole†vite che si affacciano come stelle cadenti nel cielo della Storia, fatta con i suoi grandi personaggi e le loro avventure da raccontare. Vicende lontane nel tempo che mantengono intatta la forza del monito affinché non accada più. “Avevamo vent’anni siamo stati mandati a soffrire e morire in tutto il mondo contro altri giovani come noi, e al ritorno tutto era più difficile†ricorda con durezza quanto è ingiusto giocare con le speranze dei giovani e far patire loro i nostri errori, privandoli degli anni migliori.

Un percorso di vita che si snoda dalle dolci colline marchigiane alle sabbiose dune della Libia, colonia dell’Impero, per finire nei campi di prigionia in India. La brutale scoperta della propria impotenza di fronte alla forza del nemico, nascosta dalla propaganda che decantava oltremodo le dotazioni dell’Esercito Regio. Amarezze e delusioni che nulla tolsero all’ardore, al coraggio e all’eroico impegno dei nostri soldati, al contrario di quanto si sia detto o scritto a sproposito. Quei ragazzi che possono essere stati i nostri padri o i nostri nonni, “uomini dalla tempra eccezionale, abituati a resistere alla fame, sete e freddo, alle privazioni e alle malattieâ€, ci ricordano un passato a prima vista poco edificante di cui non andar fieri, ma che è comunque la si voglia vedere, parte della memoria del nostro Paese. Nicola Santecchia, lontano da casa per oltre sei anni di guerra prima, e dura prigionia dopo, ci rammenta col suo modo di fare che anche in condizioni avverse e lontano dai propri affetti non si perde la dignità, anzi la si difende con l’onore e il sacrificio del decoro della propria anima e spirito, l’orgoglio del lavoro seppure per il nemico, quando invece “alcuni oziavano nel modo più assoluto, diventando esseri apatici, (che) non si interessavano di nulla e si abbruttivano sempre di più. Questi prigionieri furono quelli che subirono i danni psicologici maggioriâ€.

Episodi brutali come il giovane ucciso all’assalto del grano all’ammasso a Colmurano nella primavera del 1944, oltre al sacrificio dei giovani Glorio della Vecchia, Giovanni Fornari e Guido Pacioni, tutti ventenni o poco più, sfatano il mito della “mitezza†del Regime Fascista che da tempo oramai si va affermando sempre più nell’opinione pubblica per bocca di improvvidi politici o in malafede o poco avvezzi ai libri di Storia, smascherando le orrende malefatte dei camerati nella provincia di Macerata. Una memoria da mantenere viva per non ripetere mai più gli stessi errori. Alla domanda frequente che tormentava quei ragazzi, reduci di guerra, sulla via di ritorno a casa, “come sarà ridotta l’Italia dopo i bombardamenti, dopo l’invasione tedesca, dopo la guerra civile e tutto il restoâ€, essi seppero rispondere nel miglior modo più semplice possibile, dando il proprio concreto contributo in prima persona, come sempre avevano fatto. Un insegnamento per le generazioni future per affrontare le difficoltà della vita, riscoprendo l’esempio dei propri genitori e nonni.

Colpisce leggendo questo libro, la formidabile parabola di un uomo che a bordo della Strathaird, dopo un lungo viaggio dal 1 agosto 1946 da Bombay al 22 agosto a Napoli, conclude un’esperienza unica e straordinaria che senza snaturare la sua natura di individuo che “odiava l’ozio e il perder tempo inutilmenteâ€, lo porta a “sentirsi vivo†anche lontano dall’amata famiglia, rendendosi comunque utile. Sta proprio qui nel tratto tipicamente marchigiano della laboriosità del Santecchia, la “familiarità†di questo libro, come fosse l’esperienza del nonno e del padre di ognuno di noi. Un’avventura incredibile a dimostrazione che anche la più nota delle vicende storiche nasconde, come in un grosso baule, una miriade di “minuscole†esperienze umane che sebbene più esposte all’oblio, nulla hanno da invidiare alle mirabili gesta tramandate dei grandi personaggi della Storia, che pure qui nel racconto non mancano.

Andrea Bianchi

Bevande alcoliche e Tabelle ministeriali. Diamo i numeri!

“Bere poco, ma bere beneâ€, dovremmo ripeterlo più spesso. Avete già capito, voglio parlare della confusione, che forse era anche facile preventivare, provocata dalle tabelle che si prefiggono di sensibilizzare chi beve bevande alcoliche al fine di prevenire la guida in stato di ebbrezza. Tabelle quindi che dovrebbero informare i clienti sui livelli di alcolemia (concentrazione di alcol nel sangue) che si raggiungono dopo aver bevuto bevande alcoliche come birra, alcopop, vino ecc. Lo scopo principale è quello di: "contribuire ad identificare o calcolare le quantità di alcol che determinano il superamento del limite legale fissato per la guida e di promuovere una guida sicura e responsabile".

Il primo interrogativo che mi pongo è: A che servono se il decreto, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale l’8 settembre, prevede che solo i locali che organizzano spettacoli musicali o teatrali e vendono alcolici, debbano affiggere la tabella in maniera ben visibile? Per questi locali le pene per chi sgarra sono pesanti: chiusura da 7 a 30 giorni. Ma vi sembra giusto che pizzerie e ristoranti, non le espongano? Semplicemente perché non fanno intrattenimento?

Le tabelle non sono facili da consultare, appena uscite il Ministero si è accorto di un errore e quindi dovranno essere sostituite a breve… intanto le guardiamo e riflettiamo. Pronti?

Nelle tabelle prima di tutto dobbiamo leggere i volumi presi come riferimento per i calcoli: Birra 330 cc, Vino 125 cc, Ready to drink 150 cc..

Più sotto è indicato il peso corporeo in kg e tabelle differenziate  in base al sesso, spazio anche al tipo di assunzione: se a stomaco vuoto o pieno. Facciamo un esempio: come limite teorico indicativo per raggiungere i fatidici 0.50g/l di alcool, si possono  bere 125 cc. di vino (pari a circa mezzo bicchiere) ma il calcolo vale se la gradazione del vino scelto è 12. E se ne ha 14? Armatevi di calcolatrice, e imparate a fare i calcoli dei grammi di alcol.

Facciamo un nuovo esempio. I “ready to drink† come Bacardi Breezer, Campari Mixx, Smirnoff Ice ecc. Per un certo peso non si dovrebbe superare il limite di 150 cc.; insomma meno della metà di una bottiglia di questi drink però sono bottiglie da 330 cc.

E se fate dei mix? Ancora calcoli da fare. Lo so, non è facile, anche per chi conosce l'argomento e mastica un po' di metabolismo e conosce la biochimica dell'etanolo.

Ci sono poi altre variabili non considerate nelle tabelle. Oltre ai fattori fisiologici  più conosciuti  come il peso, il sesso, oltre alla gradazione alcolica e al volume di bevanda ingerita, i livelli di alcool nel sangue dipendono dal tipo di assunzione, se acuta o frazionata.

Vedremo se ci sarà un incremento della sicurezza stradale portato dalle misure introdotte. O serviranno solo a mettere a posto la coscienza dei politici.

Per chi volesse saperne di più suggerisco Prosit Non Prosit, un blog davvero utile per conoscere come vengono pianificate le campagne di prevenzione anti-alcool in giro per il mondo, al tempo stesso potete curiosare tra le pubblicità di alcune bevande alcoliche.

Se ne parla anche su blog.bar.it.




Ecco l'Associazione culturale Cronache Maceratesi

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www.cronachemaceratesi.it

(Spero che questo nuovo "spazio in più" sia di vostro gradimento).

Un ringraziamento speciale a chi ha contribuito in maniera determinante alla costruzione e alla lavorazione di questo blog storico, due persone straordinarie che ho avuto il piacere di conoscere in questa comunità online: Francesco Cittadini e Gianna Ferretti. Spero che anche loro in qualche modo potranno contribuire alla crescita di questa nuova Associazione, già lo stanno facendo con dei consigli che si sono rivelati molto preziosi.

Ovviamente resterò un fedelissimo di secondopiero.com, quest'alchimia di amicizia e ironia ormai mi ha catturato.

Spero comunque di vedere molti di voi su www.cronachemaceratesi.it

Il post di presentazione.

Grazie a tutti!

L'umorismo, la vocazione di Dino Pallonari


Cartesio sosteneva che una moderata scanzonatura è prova di temperamento gaio e di tranquillità d'animo e F. Ferrucci che “lo humour è la forma di speranza dell'intelligenzaâ€. Andiamo quindi a parlare di Dino Pallonari un personaggio caldarolese assai caratteristico che ha sempre profuso del buonumore. Seguire i suoi passi ci consente anche di conoscere qualche scorcio di Caldarola del secolo scorso.

Il padre Guido e la madre Gigetta possedevano un forno a legna in piazza Cavallotti (attuale civ. 3). In paese tutti preparavano il pane in casa, loro lo cuocevano per conto terzi. Così il padre di buon'ora andava a ritirare il pane per il paese con la tavola sulle spalle; si pagava in base al numero di file da cuocere. Dalla metà degli anni Cinquanta l'attività dei Pallonari cominciò a essere più simile a quella dei panifici attuali: producevano pane per gli otto alimentari del paese.
Il piccolo Dino a scuola si applicava poco, era spensierato, gli piaceva giocare con i bottoni, le palline, le penne e a zegu. Il pomeriggio i genitori non avevano tempo per seguirlo nello svolgimento dei compiti. A scuola aveva sempre le battute e le scuse pronte. Alla domanda del direttore: “Chi prese porta Pia?†rispose: “Io sono entrato adesso non lo so!â€. Nonostante i modesti risultati scolastici, la maestra Anita Sagripanti gli volle sempre bene e lo seguì, ma lui era troppo vivace.

Negli anni Trenta, il 50° Reggimento Fanteria di Macerata si recava ogni anno a Caldarola per il campo e i tiri a Garufa e sulla vicina montagna. La caserma aveva sede presso il palazzo al civ. 37 di via Simone De Magistris (ex abitazione dell'ostetrica Luisa Saracca). La cucina da campo aveva trovato posto vicino le scuole elementari, mentre i soldati consumavano il rancio in piazza Cavallotti. Il piccolo Dino familiarizzava con loro recitando delle scenette nelle quali ricopriva la parte di un vecchio col bastone. I militari ridevano e lo ricompensavano facendogli consumare il rancio nella gavetta d'alluminio.
Giunsero il secondo conflitto mondiale e poi l'occupazione tedesca che complicò la vita di tutti. Dino non aveva ancora l'età per rifletterci su, ma quella per collaborare nel forno dei genitori sì. Il comando nazista si sistemò nel palazzo Salvi in viale Umberto I (att. civ. 10). I tedeschi “chiesero†a Guido di fare il pane per le loro truppe. Spesso gli ordinarono anche di cuocere dei maiali interi e una volta ben 130 polli, tutti requisiti nelle campagne circostanti. I nazisti saldavano il conto con dei biglietti riportanti la scritta: “Paga Badoglioâ€. Anche in seguito il padre di Dino non riuscì mai a farsi rimborsare quei buoni spudoratamente fasulli!
Un giorno di quei dieci mesi terribili, i tedeschi si presentarono al forno sempre alla ricerca di pane e, non trovandolo pronto, presero in ostaggio la signora Gigetta. La caricarono a bordo dell'autoveicolo militare e, con il mitra puntato, la portarono in giro per il centro storico. Si accorse dell'accaduto il padre dell'ingegner Maraviglia che s'interessò alla sorte della donna. Dopo una mezz'oretta la lasciarono scendere davanti al forno parecchio impaurita.
Quando giunse la notizia che stavano arrivando gli alleati, per vederli, Dino e la sua combriccola si recarono sulla statale 77 a Caccamo, portandosi pomodori, cetrioli e meloni. I neozelandesi e i polacchi, che viaggiavano a bordo di camionette scoperte, contraccambiarono con delle sigarette Camel nei barattoli di latta.

Il parroco di Caldarola don Renzo Rossi organizzava varie iniziative tra le quali le recite al teatrino. Il sacerdote era un buon educatore, inculcava il rispetto per i genitori e per gli insegnanti. Dino era iscritto all'Azione Cattolica e a casa leggeva il periodico “Il Vittoriosoâ€. Proprio su questo settimanale, nel 1939, esordì il grande disegnatore Jacovitti. Durante gli esercizi spirituali che si svolgevano nell'abitazione annessa al teatrino, i bambini dovevano restare tre giorni senza parlare. Dino era sempre il primo a rompere il silenzio! D'inverno don Renzo invitava in parrocchia i ragazzini di 15-16 anni e cuoceva loro le castagne per toglierli dalla strada ed anche per non farli andare a ballare. Nell'insieme don Renzo riuscì a dargli una visione positiva ed equilibrata della vita nel rispetto del prossimo.
Dino aveva un carattere gioviale, amava l'allegra compagnia. Sin dalle prime gite a piedi sui vicini colli di Croce, a Borgianello, al convento di Colfano, durante il percorso, raccontava freddure, faceva la macchietta animando, mimando e scherzando con i coetanei. Per lui l'umorismo era un dono di natura, nelle recite ricopriva sempre le parti comiche. E' sempre stato un improvvisatore, perciò era chiamato alle riunioni e alle cene dove portava una ventata di allegria. Le sue doti erano apprezzate anche da don Otello Luzi, parroco di San Martino, il quale lo voleva alle gite.
Nel dopoguerra fu fondato l'Oratorio Cristo Re con il quale Dino collaborò; all'inaugurazione furono organizzati dei saggi ginnici, nacque anche il periodico locale “L'Aquiloneâ€.
D'estate Dino e i coetanei si recavano a scartocciare il granturco in campagna, alla fine del lavoro non mancavano mai la polenta e il ballo.

Quando Dino aveva 18-19 anni d'inverno i giovani s'incontravano e si divertivano nei veglioni caldarolesi, noti in tutta la Provincia. Allora il teatro di Caldarola era addobbato con mazzi di garofani rossi, ogni palco aveva un bivacco costituito da un caldaio d'alluminio con sotto un piccolo ventilatore che faceva muovere la carta rossa a mo' di fiamma. Sul palcoscenico campeggiava la foto del lago di Pievefavera: un ventilatore simulava le onde del lago facendo increspare il foglio di carta dell'immagine. Il pavimento era di legno, per non sollevare polvere durante le danze era trattato con la brillantina.
L'impeccabile organizzazione dei veglioni era merito dei fratelli Celso, Antonio, Petruccio e Raniero Grifi e di Antonio ed Enrico Marzioli. Ai convenuti era richiesto l'abito scuro. Tra i personaggi conosciuti dell'epoca che allietarono le serate, vi furono l'orchestra Filippini, la miss Lazio Rossana Galli, la cantante Annette, insieme all'accompagnatore di colore Salo' che suonava la tromba. A diciannove anni Pallonari entrò a far parte della locale filodrammatica “Gli amici dell'arte†fondata da don Renzo; gli incassi erano devoluti all'Oratorio e in opere pie.

Come abbiamo visto Dino ha interpretato ruoli comici in moltissime opere teatrali, tra quelle che ricorda con piacere, vi sono: “Satanaâ€, il dramma “Al di là di ogni bandieraâ€, “Il Cardinale†con Augusto Fabbroni, “I tre giorni della merla†e “Il miracolo dell'amore†con Celso Grifi e Terenzio Carradorini. I costumi erano presi in prestito dal Seminario di Camerino.
Nella commedia “Il Bastone dello Zio†Dino recitava magistralmente il duplice ruolo del figlio della guardia campestre Passacantando e quello di spia. Ancora oggi lo ricorda con piacere come il suo preferito, il personaggio satirico per eccellenza.
Qualunque discorso si faccia Dino ha sempre la battuta pertinente. Per questo si è distinto brillantemente anche in un'altra disciplina: il raccontar barzellette. Il suo segreto: non si dilunga su ciò che non serve alla storiella, genera una tensione che tiene ben desto l'interesse, imponendo un ritmo sostenuto per ottenere il risultato finale: la risata!
Quando c'è lui a raccontare le barzellette in italiano o in dialetto, gli spettatori si divertono e la serata riesce sicuramente. Lo dimostrano i successi di pubblico ottenuti ad Ancona presso lo stabilimento farmaceutico Angelini, al rione San Giuseppe di Jesi, al ristorante Oasi di Costa di Staffolo durante la riunione del volontariato di Ancona, a Recanati, a Mogliano, a Gualdo, alla Bura di Tolentino e alla Corrida di San Ginesio.
Fu ben lieto anche di rallegrare gli anziani della casa di riposo di Tolentino. L'umorismo gli scaturisce dall'animo, alla fine di ogni spettacolo è soddisfatto e gratificato di aver fatto divertire il pubblico. Si ritiene più apprezzato fuori di Caldarola e ricorda: “Nessuno è profeta in patriaâ€.
Quando si presentò per la sesta volta all'esame teorico per la patente di guida, l'ingegnere gli domandò: “Quando avviene l'accensione?†Dino rispose: “Quaranta giorni dopo Pasquaâ€. Fu bocciato di nuovo, ma successivamente l'ingegnere lo riconobbe per la simpatica battuta e riuscì a superare l'esame.

Negli anni 1982-83, Dino, con il nome d'arte di “Mandrakeâ€, preso dal famoso illusionista e ipnotizzatore dei fumetti, condusse programmi notturni dai microfoni di Radio Zona L di San Ginesio e di Radio C1 di Camerino (con le spalle Gigi Quacquarini di Tolentino e Giulio Salvatori di Caldarola).
Dino ha scritto le seguenti farse dialettali in atto unico: “L'ambulatorioâ€, “Il gabinetto dentistico†e “L'esame per vendere il vinoâ€, tutte da lui interpretate e rappresentate con buon successo di pubblico.
È stato anche massaggiatore della squadra di calcio di Caldarola negli anni 1950-60, di Belforte del Chienti e in ultimo di Sarnano, ricevendo varie coppe e targhe.
Divertirsi e trascorrere momenti in allegria sono importanti, ma a Caldarola non è stata dimenticata la beneficenza. Dal giugno 1998 i ricavi di molte rappresentazioni teatrali, per oltre seimila euro, sono stati devoluti al Comitato Marche dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Eno Santecchia


Una ragazza della porta accanto a Etsy

Che Mariana e Paula vendono i loro prodotti artigianali Etsy ormai lo sapete da tempo. Etsy non è solo un sito bello da navigare dove  si vendono degli oggetti fatti a mano, è anche un aggregatore sociale dove poter trovare artigiani da tutto il mondo... e perché no? anche di Macerata. Ma quanti maceratesi possiamo trovare a Etsy? Per ora solo una... e lei ::sämyii::!



Si tratta di Diana, una ragazza di 24enni, che abita a Macerata City,  è iscritta al  II livello in Grafica, all'Accademia di Belle Arti di Macerata, come tanti studenti sta preparando la sua tesi finale. Diana esprime la sua creatività creando degli oggetti coloratissimi e oggi ci racconta non solo delle sue passioni, ma anche della città in cui vive.....



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Cartoline da Montelago. Dall'A alla V, in ordine sparso

 Cartoline da Montelago Celtic Night 2008. Cosa porta migliaia di giovani a indossare il gonnellino e a trasferirsi in massa alla notte celtica? Aspiranti Highlanders insomma.

M come Montelago Celtic Night e Musica ovviamente, ogni anno l'evento è un richiamo anche per gli appassionati che assistono ai concerti delle band. Il festival, inizia già dalla mattina con l’arrivo delle prime tende.

A come altopiano, logisticamente la sede vocata per un raduno del genere, quest’anno si è svolto a Colfiorito.

B come Birra, ne scorre parecchia tra i ragazzi. In fondo la birra è considerata la bevanda dei Celti, no? B  come baby park, in funzione quest'anno sull'altipiano. B anche come barbecue, dare da mangiare agli affamati! il barbecue è un vero rito irrinunciabile per tutti i partecipanti.

C come cinghiale, nel menù degli stand gastronomici.
C anche come coroncine, in vendita negli stand dell'area artigianato, insieme a mollettoni e altri ciaffi di plastica.



D come Divertimento, a contatto con la natura.



F come fascino dell'uomo celtico, alto, possente, barbuto, anche se solo per una notte!



G come giochi, quali? i giochi celtici ovviamente.

I
come Infopoint, un punto di riferimento per le migliaia di persone che hanno affollato la manifestazione e dove si prendevano le iscrizioni ai giochi e si compravano maglie e cd. Loro anche l'idea del baby-parking.
I anche come idromiele, non solo birra insomma.

L
come lancio del tronco, lo sport preferito dai partecipanti. Nelle gare sono presenti due categorie. Gli Highlanders con lancio del Tronco da 3 metri e le Ladies, tronco da 1,8 metri.



N come novità. Nello spazio centrale dell’altopiano di Colfiorito, proprio nel cuore della festa, quest’anno è stato allestito un accampamento storico dove decine di figuranti in costume hanno dato vita ad uno spaccato dei tradizionali villaggi celtici. Strutture in legno e tende come alloggi e rappresentazione di alcuni momenti di vita quotidiana quali la sartoria, la colorazione delle stoffe, la preparazione dell’idromele, il manufatto di gioielli, la cucina, la preparazione della battaglia, ecc.

K come kilt, sembra che in molti non rinuncino a indossarlo, con questi risultati.Si racconta di molte madri che si sono viste requisire kilts (immersi nella naftalina) dai propri figli.



P come pietra, dimenticavamo che anche il lancio della Pietra è una delle attrazioni di Montelago Celtic Night.


S come strumenti musicali celtici dalla cornamusa scozzese all’arpa celtica. S stanchezza, quella che colpisce tutti i partecipanti,complici le poche ore di sonno magari passate con il suono delle cornamuse nelle orecchie.

T come tempo metereologico, una vera incognita, viste le esperienze degli ultimi anni. T come tende, uno spettacolo vederne migliaia da lontano.

V come Varnelli. E chi ha detto che si beve solo birra? Da uno stand l'azienda di Muccia elargiva cicchetti e correzioni di birra e anice, una combinazione da saggiare nel prossimo autunno magari a temperature meno infuocate?

Grazie a Emanuela- alias Alzata con Pugno, per le foto.

Cenone di mezza estate

Leggi ogni tanto il nostro blog Cronache Maceratesi?

Ti affacci al Forum perchè ci trovi sempre qualcosa di interessante da leggere?

Allora potresti partecipare alla prossima cena che stiamo organizzando. Sarà a Porto Recanati, venerdì 1 agosto, presso la pizzeria-ristorante "Da Fiore".

Se pensi di poter venire facci sapere nei commenti o scrivi qui. Ti aspettiamo!

Nella foto, il tramonto che ho catturato un anno fa proprio a Porto Recanati.

Caldarola, la targa di Garibaldi ha 100 anni



Il medaglione in ricordo di Giuseppe Garibaldi, posto su una colonna al centro del Palazzo Pallotta a Caldarola, ha compiuto un secolo. L’anniversario è passato in sordina probabilmente non per revisionismo storico. L’inaugurazione solenne si svolse domenica 12 luglio 1908. Ricordando l’evento, incontreremo anche noti personaggi d’inizio Novecento nel Maceratese. Nel settembre 1907 per promuovere l’iniziativa si formò un comitato composto di liberi pensatori laici e repubblicani. L’ing. Filippo Amici, progettista del locale teatro, che si batté poi per la lapide in onore di Giordano Bruno, fu presidente. Il sergente garibaldino M° Antonio Buscalferri rivestì l’incarico di vice presidente. Quel giorno, la cittadina apparve, come si direbbe in gergo navale, pavesata a festa. Bandiere, arazzi e strisce di carta di vario colore erano stati affissi sui palazzi e lungo le vie, a cura del decoratore Raffaele Santilli, segretario del comitato. La targa di marmo e bronzo fu opera del giovane scultore maceratese prof. Giuseppe De Angelis, mentre il testo dell’epigrafe fu scritto dall’ing. F. Amici. Il ricordo marmoreo con il proclama “O Roma o morte†costò la somma di 400 lire, donata da 565 cittadini. Allietarono l’evento varie bande musicali e fanfare, tra cui la “Giuseppe Verdi†di Tolentino, diretta dal maestro Umberto Nicoletti. Il corteo sfilò dal fondo di viale Umberto I fino a piazza Vittorio Emanuele II, dove alle ore 11,00 si svolse lo scoprimento della targa. Parlarono l’oratore Otello Masini, assessore repubblicano di Firenze, e l’avvocato caldarolese Vincenzo Amici, raccogliendo il plauso dei presenti. Parteciparono anche il sindaco di Camerino avv. Torquato Sartori e quello di Tolentino avv. Giovanni Bezzi. I festeggiamenti in onore dell’eroe dei due mondi proseguirono nel salone municipale, dove ebbe luogo un banchetto popolare cui parteciparono 150 commensali. Alle ore 16,00 nel teatro condominiale si svolse la conferenza tenuta dall’on. Lamberto Antolisei, deputato socialista di Macerata e grande oratore, il quale rievocò l’immagine di Garibaldi, figura di spicco dell’Ottocento a livello internazionale. Salirono sul palcoscenico i rappresentanti di 62 associazioni e 45 garibaldini in divisa, tra i quali il Ten. Rolando Valle, il S.Ten. Felice Fabi, entrambi di Camerino, e il sergente conte Aristide Gentiloni Silverj di Tolentino, appassionato studioso di storia e archeologia (a lui è intitolato il Museo Civico Archeologico tolentinate). Un membro del comitato organizzativo lesse i numerosi telegrammi e le adesioni giunte da tutta Italia e dall’America Settentrionale e Meridionale. L’evento commemorativo fu molto sentito; durante le guerre d’indipendenza ben tredici caldarolesi avevano militato nelle file garibaldine. La targa con il bronzeo profilo è stata restaurata da Ilio Montanari nell’autunno del 2007.

Concludo con una curiosità inedita. Anita, (Aniña Ribeiro Da Silva) era nata a Laguna nello stato di Santa Caterina in Brasile. Garibaldi la incontrò nel 1839 quando lei aveva diciannove anni e la sposò nel marzo del 1842. Gli abitanti delle città vicine, per scherzo, dicono che l’unico “grand’uomo†di Laguna è Anita Garibaldi.

Eno Santecchia



A Tolentino. Fiabe all'opera in giardino


In ogni vita c’è un po’ di fiaba……

In Fiabe all’opera, di cui avevamo già scritto due anni fa, Aida, Turandot e Pamina (de “Il flauto Magicoâ€) scendono dal palcoscenico dei grandi teatri per diventare le eroine del fantastico mondo delle fiabe per accompagnarvi alla scoperta dell’opera e della musica classica.
“Fiabe all’operaâ€, ora approda al “Giardino letterario†in svolgimento a Tolentino. Grazie all'autrice, Alessandra Pierini, le eroine delle opere classiche prenderanno vita in una lettura animata che riserverà belle sorprese. Tutti i bambini e tutti gli adulti che hanno ancora voglia di sognare sono invitati a partecipare. Vi aspettiamo domenica 27 luglio 2008 alle ore 19,30 nel giardino della Biblioteca di Palazzo Fidi a Tolentino.

Qui il programma della manifestazione tolentinate.


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