
In occasione del "Giorno della Memoria" ecco un contributo scritto e fotografico di Laura Nori, che ha recentemente visitato Auschiwtz.
Entrare nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, vedere con
i miei occhi i luoghi in cui si è consumato uno dei più grandi massacri della storia, è qualcosa di indescrivibile che difficilmente riuscirò a dimenticare.
Sono sincera, non è per niente facile trovare la parole per raccontare
ciò che si sente camminando all'interno del lager, passando accanto ai
carrelli che trasportavano i corpi nei forni crematori, entrando nelle
baracche dove dormivano ammassati milioni di deportati, o nelle finte
docce dalle cui tubature, invece dell'acqua, usciva il gas letale.
La sofferenza, in quei luoghi, è ancora palpabile così come la
paura... la si percepisce ad ogni passo, in ogni centimetro. Nonostante sia
passato più di mezzo secolo, è ancora li, sospesa nell'aria.
Non si può dare una spiegazione logica per quei milioni di innocenti
brutalmente uccisi; rimangono solo l'orrore, lo sgomento, e l'impegno per
non dimenticare. Perché qualcosa di simile non accada mai più.
Il 27 gennaio 1945 è la data in cui furono abbattuti i cancelli di
Auschwitz e proprio il 27 gennaio è diventato il “Giorno della Memoria”,
dedicato al ricordo della tragedia della Shoah e delle persecuzioni
subite dagli ebrei e dai deportati militari e politici nei campi nazisti. Ma
non solo: è anche il giorno della riflessione su tutti i massacri
avvenuti in passato e su quelli in corso.

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi"
("Se questo è un uomo" Primo Levi)


