E da bere? una Bumba Atomika!

Torno a parlare di cinema, in particolare delle pellicole in cui il cibo, i suoi rituali, aspetti sociali o produttivi, sono elementi importanti. Numerose le iniziative culturali che ripropongono cicli di proiezioni in cui il cibo è protagonista. Lo scorso anno si è svolta ad esempio a New York la rassegna "Il Gusto del cinema italiano", organizzata con il contributo del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali e la New York University.
Come  dimenticare la scena di «Bianca» in cui Nanni Moretti nei panni dell’alter ego Michele Apicella affoga l’ansia in un enorme barattolo di Nutella? La cioccolata è stata spesso protagonista nel cinema e risale addirittura al 1931 «La Piccola Cioccolataia» di Marc AllĂ©gret. E’ del 1971 «Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato» di Mel Stuart, fino a «Chocolat», dove il cioccolato è simbolo della tentazione, dell’eros, della passione. Indimenticabili le peripezie di Haudrey Hepburn alle prese con la preparazione di un sufflè al formaggio  in Sabrina. E cosa dire del connubio tra gli alcolici e il cinema ? Sono qualche decina i film in cui la parola "birra" compare addirittura nel titolo originale. Si va da "The fatal glass of beer" di Tod Browning allo scanzonato e recente "Pizza, birra y faso".Il vino è stato altrettanto presente con i recenti "Sideways", e il documentario "Mondovino", una fotografia della globalizzazione del mondo vinicolo vista dalla parte di chi la globalizzazione la boccia. E anche nella nostra regione c’è qualcosa in fermentazione. Vino, comicitĂ  e irriverenza, saranno gli ingredienti di Bumba Atomika”, un  lungometraggio che sarĂ  girato nel maceratese, regista il recanatese Michele Sensini (continua......)



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Scripta volant-Blog Generation

Conto alla rovescia  per  Scripta volant-Blog generation. Luca Conti, l'effervescente blogger marchigiano, ci presenta oggi il manifesto della iniziativa che sta organizzando. Appuntamento allora a Senigallia per i gioni 12, 19 e 26 maggio 2006. Dove trovare  informazioni sul programma? sul blog che Luca ha messo in piedi per l'occasione, che domande! evvai con il passaparola....



Maceratesi al Vinitaly 2006

 "Vino a doppio senso" presentato al Vinitaly

Migliaia di professionisti tra cui giornalisti, sommelier, ristoratori, proprietari di enoteche, un referendum mondiale in collaborazione con l'Istituto Commercio con l'Estero (Ice) che si proponeva di nominare i vini e le cantine mito dell'enologia italiana. Questi alcuni dati del 40° Vinitaly svoltosi a Verona. Conclusa la manifestazione emergono pareri contrastanti, entusiastici da parte di chi ha avuto qualche riconoscimento, polemiche e appunti da parte di altri che hanno addirittura snobbato l’evento definito: Una sagra dell'ovvio, del dĂ©ja vu, del risaputo, che serve piĂą che altro ai premiati per godere di quei cinque minuti di notorietĂ  supplementare, per ribadire, piĂą a se stessi che agli altri "visto come sono importante ?", ma non racconta niente, non aggiunge niente a quel che giĂ  si sapeva, non comunica nulla. Per cosa saranno ricordate le Marche e le aziende maceratesi presenti al Vinitaly 2006? Ecco una breve rassegna di quello che si è letto  sui media  in proposito e uno sguardo alla presenza in rete delle aziende vinicole maceratesi.(continua....)



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Le uova toste di Giacomo Leopardi

 

Di Giacomo Leopardi e delle sue passioni culinarie abbiamo giĂ  scritto. E torniamo ad occuparci del grande poeta che il 17 marzo 1826 scriveva alla sorella Paolina: “Salutami il curato e don Vincenzo e dĂ  loro a mio nome la buona Pasqua, che io passerò senza uovi tosti, senza crescia, senza un segno di solennità”. Il 31 marzo 1828 scriveva ancora: “A proposito di Pasqua, vi raccomando quelle povere uova toste, che non le strapazziate quest’anno: mangiatevele senza farle patire e non siano tante. La crescia cui allude il Leopardi, conferma l’editore Moroncini, era “una torta pasquale di cui si fanno a Recanati” - ma potremmo aggiungere in tutto il Maceratese e nel resto della regione- “due specie: una dolce e una piĂą caratteristica, infarcita di cacio pecorino e pepe; gustosa, è vero, ma per mandarla giĂą bisogna innaffiarla con qualche boccale di vino.” (Epist., III, 752). La corrispondenza del poeta ci ricorda le uova, grandi  protagoniste delle tradizioni pasquali. "Non c’è Pasqua senza uova" dice a proposito una massima popolare.  Le uova entravano come ingredienti, come avviene tuttora, in numerose ricette pasquali, nella preparazione di frittate alle erbe, pizze sia dolci che salate ed erano usate per indorare le fette di pane da tuffare nella minestra in brodo. Dopo le rinunce della Quaresima, la Pasqua con i suoi tre giorni di festa, oltre al senso liturgico, trovava piena affermazione  sulla tavola. Tra i dolci pasquali marchigiani sono inclusi la ciambella frastagliata preparata nei comuni ai piedi del monte San Vicino e la ciaramilla urbinate. Nel maceratese e ascolano, tra i dolci tipici vi sono le ciambelle con gli anici. A Camerino era usanza preparare una ciambella chiamata roccia o fulignata per la grande quantitĂ  di confetti che la decoravano e che venivano da Foligno. La stessa ciambella era preparata anche in periodi al di fuori della Pasqua quando si trasportava su un biroccio la camera della sposa. Doveva andare come dono all’uomo che guidava il biroccio. Altri dolci pasquali maceratesi sono i caciĂą a forma di ravioli con ripieno di legumi. Solo notizie frammentarie si hanno della rècina, dal nome dell’antica colonia romana Helvia Recina o Ricina. La rècina era una focaccia a forma di panettone senza canditi preparata con farina, uova, zucchero, lievito, cannella. mistrĂ  e alchermes coperta da una glassa di albume e zucchero. Oltre alle cresce dolci o al formaggio come quelle citate dal Leopardi, era usanza preparare in casa la colomba o palomba o palomma. Tutti i dolci citati sono tratti da "La cucina marchigiana tra storia e folklore", di Nicla Morresi, Aniballi Editore e chi volesse cimentarsi trova la ricetta nel libro. Le uova accumulate in dispensa durante la Quaresima non servivano solo in cucina e  rassodate, venivano colorate per addobbare la tavola. Una tradizione pasquale diffusa nelle campagne anche marchigiane, era infatti quella dell’uovo sodo “pintu”. Esso veniva decorato avvolgendolo di foglioline e fiorellini di campo, e di carta colorata in modo che delle foglie e dei fiori ne restasse l’impronta sul guscio. Una volta ultimata questa operazione veniva messo nell’acqua a bollire. Diventava di colore viola se fatto bollire con le viole mammole, verde o rosso se si usavano rispettivamente l’ortica, il prezzemolo o le rape. Volete provare a preparare le uova "pinte"? Io le ho giĂ  fatte, come ho raccontato su Ciaffi.

Seppure virtuale, è il mio regalo,

uova pinte per i miei affezionati lettori e lettrici!

Sono per voi!Quale preferite?:-)

uova3.jpg

Buona Pasqua a tutti!

la vostra Giovi



Butta fuori questi Ciaffi!

            

E' iniziato come un gioco. Almanacchi  tascabili, bambole di carta, cartoline, figurine, francobolli, monete, riviste, santini, schede telefoniche o sottobicchieri, sono degli oggetti raccolti negli anni. Alcuni per collezionarli, altri perchè belli da vedere o perchè ricordo di qualche evento particolare. E così, sono stati conservati e accumulandosi nel tempo hanno dato vita a delle piccole collezioni. Ogni oggetto, nasconde ricordi e storie. E il blog Ciaffi: piccoli tesori raccontano, dal sottotitolo molto eloquente, è nato proprio per questo, per far parlare gli oggetti raccolti negli anni. Le autrici di Ciaffi sono Mariana e Paula, le giovani architette argentine che ci fanno compagnia da tanti mesi e ogni tanto scriverò anch’io... con loro. Il blog è scritto sia in italiano che in castellano, è così fruibile anche dai connazionali di Mariana e Paula.  Nel giro di pochi giorni abbiamo scoperto che ci sono diversi collezionisti tra i ragazzi del forum.Chi conserva maialini e bomboniere come Alzata, e poi i trenini che Giorgio  mette a disposizione con il suo plastico, per chi vuole anche se per poco, tornare un pò bambino.E poi i duemila francobolli di Temple, le scatoline metalliche di liquirizia Amarelli fino ai porta frontalini delle autoradio, materiale cartaceo usato nei viaggi. Le t-shirt, i telefonini , i cappelli con visiera di Marux e le bustine da zucchero di sua sorella. E c'è anche chi come Francy non riesce a separarsi da fogli, foglietti,biglietti di cinema, musei o teatro, carte, carte regalo, e bigliettini di lauree, matrimoni e comunioni. Mariana e Paula hanno giĂ  iniziato a raccontare le loro storie legate a oggetti e collezioni. E sono pronte ad ospitare anche ricordi ed emozioni degli amici. PiĂą che un lavoro è un gioco -ci tengono a ricordare Mariana e Paula - e piĂą che un gioco è un piacere!. E a pensarci bene, collezionare è come un atto d'amore: mantenere vivi, ricordi e emozioni, nostre e altrui.

Il plastico, i trenini di Giorgio e alcuni esemplari delle collezioni di Marux e di sua sorella



Visso e la terra delle guaite

Benvenuti in questo ambiente dai forti sapori che ha visto passare il turbine del tempo e delle vicende senza scomporsi. Sono luoghi che danno il senso dell’eternità”. (Vittorio Vitalini Sacconi)

Daniele De Felice continua a guidarci tra i comuni maceratesi. Dopo Cessapalombo e Muccia, la meta di oggi è Visso, un centro montano delle Marche al confine con l’Umbria, situato nella Valnerina, sul versante occidentale dell’Appennino. Il Comune, costituito attorno al 1250, appartenendo all’epoca al Ducato di Spoleto, era diviso in cinque distretti o Guaite: Guaita Plebis (Visso),Guaita Uxitae (Ussita),Guaita Montea (Castelsantangelo), Guaita Pagese (Macereto e Cupi), Guaita Villae (Villa S: Antonio). Le Guaite, pur facendo parte del piĂą ampio territorio comunale, fruivano di autonomia amministrativa, di un proprio ordinamento militare  e di una rappresentanza propria  che si esplicava attraverso  il Consiglio dei “Massari”  i cui atti venivano legalizzati dal Cancelliere  “Castellano”, rappresentante del Comune. Questo tipo di organizzazione sociale determinò attraverso i vari secoli frequenti motivi di contrasto tra le Guaite,  causati per lo piĂą dall’imposizione di onerose gabelle a carico delle Guaite ed a vantaggio del Capoluogo; contrasti  che furono all’origine di aspre lotte e ribellioni, da parte in particolare delle Guaite di Ussita e di Castelsantangelo,  che  alimentarono con il passar del tempo  una crescente aspirazione alla separazione ed all’indipendenza comunale da parte di quest’ultime. Da diversi anni in ricordo della suddivisione in guaite del territorio, si svolge un torneo a Visso, la manifestazione inizia alla fine di luglio e termina la prima domenica d'agosto con  gare di tiro con l'arco

Visso, definita la “perla” dei monti Sibillini, è sede del Parco Nazionale ed è stata inserita nell'elenco dei borghi piu' belli d'Italia. Il passato ricco di storia è  testimoniato dalle imponenti mura, dai balconcini medievali, dalle case e torri, Numerosi  i palazzi gentilizi rinascimentali, i portali in pietra arricchiti da motti latini e stemmi di famiglia. Lo studioso dell’arte Andrè Chastel, scrisse di Visso che “nella costruzione scenografica delle piazze e delle cittĂ  il genio italico non ha avuto rivali”.  Tra i luoghi da visitare c'è la Piazza dei Martiri Vissani,  delimitata da eleganti palazzetti quattro-cinquecenteschi e caratterizzata da due strutture architettoniche: la Collegiata di Santa Maria e la Chiesa di Sant’Agostino.

La Chiesa di Sant’Agostino (XIV secolo) ha una facciata a tre cuspidi con portale e rosone; oggi sconsacrata, è sede del Museo  che raccoglie opere di pittura, scultura lignea e artigianato artistico dal XII al XVIII secolo provenienti in gran parte dalle chiese del territorio vissano. Vi sono anche custoditi sei “idilli” manoscritti di Giacomo Leopardi. La raccolta comprende: L'Infinito, La Sera del giorno festivo, La Ricordanza o Alla Luna, Il Sogno, Lo Spavento notturno, La Vita Solitaria; cinque sonetti in Persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio; l'Epistola al conte Carlo Pepoli; la prefazione alla seconda edizione del Commento alle rime del Petrarca e quattordici lettere indirizzate agli Stella di Milano tra il 1825 e il 1831, alcune da Recanati altre da Bologna.

    

L'iInfinito, uno dei manoscritti di Giacomo Leopardi custoditi nel Museo di Visso.

La Collegiata di Santa Maria, in stile romano-gotico risale, nel suo impianto originario, al XII secolo. E’ sovrastata da un elegante campanile a bifore e trifore e abbellita da una facciata con un portale trecentesco finemente lavorato, recante ai lati due fieri leoni. La lunetta racchiude un pregevole affresco quattrocentesco raffigurante l’Annunciazione e attribuito a Paolo da Visso. Tra gli edifici di pregio, il Palazzo dei priori (ora Palazzo Comunale), quello dei Governatori e il Palazzo del Divino Amore (oggi sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini).Fuori dal paese merita una visita il Santuario di Macereto, a 1000 metri di altitudine sull’omonimo altopiano dominato dal Monte Bove. Edificato su modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano tra il 1528 e il 1538 intorno ad una più modesta cappella del XIV secolo, sorta per custodire una statua della madonna dalle virtù miracolose, la chiesa si presenta con tre avancorpi su cui si aprono tre portali riccamente scolpiti, impreziositi da bassorilievi e colonnine con capitelli corinzi sui quali poggia una cornice con il timpano triangolare. La tradizione narra che il 12 agosto del 1359 i muli che trasportavano la statua, giunti nel luogo dove sorge ora il santuario, si bloccarono e non vollero più proseguire. La costruzione in pietra fu portata a termine nel 1558 da maestri anch’essi provenienti da Lugano. A ricordo della suddivisione in guaite, a fianco del santuario sorge il palazzo delle Guaite edificato tra il 1571 e il 1583 e racchiuso, insieme al Santuario, in un recinto di mura con un portico interno che serviva come rifugio per i pellegrini e gli animali. E dopo aver visitato il centro, i luoghi di culto e i musei, non fatevi mancare una visita ai negozi di enogastronomia del centro di Visso.



Passami un altro energy drink!

 

Quanti sono i bloggers maceratesi? Difficile dirlo, una stima seppure in difetto la fornisce l’aggregatore BlogItalia sul quale incontriamo il blog di Bar.it, che da Civitanova Marche (MC) informa su tendenze e attualitĂ  sul food& beverage. Con news, curiositĂ  e storie dietro il bancone, si rivolge non solo ai professionisti del settore. E partiamo proprio dal blog di Bar.it, ispirati da un post sui nuovi consumi diffusi tra i giovani per dare uno sguardo al mondo degli energy drinks di cui ci sono diversi fans tra gli utenti del forum. Torpedo, ACT Energy, Red eye, sono tanti i marchi, un fenomeno incredibile di crescita quello del settore degli sport/energy drink, che in quattro anni ha visto un raddoppio dei consumi. In Italia come in altri stati c’è un leader incontrastato, che detiene il 97% del mercato e che, negli ultimi dieci anni, con i suoi investimenti pubblicitari, ha reso il prodotto familiare non solo tra i giovani. Se viaggi in autostrada te lo trovi in ogni autogrill sul bancone. Proposto come energizzante e come un aiuto per stare svegli se si devono affrontare molti chilometri di guida. Di chi stiamo parlando? Bravi avete indovinato! Dell' austriaca Red Bull. E’ disgustosa, imbevibile -lo dicono in tanti- un sapore di medicinale, costa cara, ma ha successo. La diffusione maggiore è tra i giovani e chi frequenta le discoteche. I giovanissimi, la consumano mixata a superalcolici. Si chiede Fabio, uno dei curatori del blog di Bar.it da dietro il bancone: PerchĂ© un barman deve sempre preparare dei miscugli indecorosi solo perchè il cliente ce lo ha chiesto e ce lo paga?  Continuiamo quindi il viaggio tra mode e tendenze del food&beverage alla maceratese. Dopo gli "shots" e il "calzolaro", parliamo  della diffusa abitudine di utilizzare energy drinks per preparare diversi cocktails  anche nei locali di Macerata. (continua)



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Monumenti della natura da salvare

Il rompicapo che ha movimentato per qualche giorno il forum Ă¨ stato risolto oggi da Daniele DeFelice, il giovane autore che conosciamo giĂ  in redazione perchè ci ha inviato alcuni articoli da pubblicare e ci ha dato così l'opportunitĂ  di conoscere neglio alcuni piccoli comuni del maceratese. Proprio mentre mi accingevo a scrivere il primo indizio per aiutare chi fosse interessato a risolverlo,ecco che ho letto il suo post. Daniele ha individuato che la cartina tratta dal libro "Marche: cinquanta alberi da salvare" di Valido Capodarca, riportava luoghi in cui ammirare alberi “monumentali” centenari tra cui querce, faggi e cedri del Libano. Alberi alti fino a trenta e piu' metri, “monumenti della natura" molto speciali. Il libro riporta ricordi di alcuni “monumenti” che al momento della stesura del testo non erano piu’ presenti sul territorio ma di loro era ancora molto vivo il ricordo tra gli abitanti. Come la Cerqua de Lu Re vicino al Castello della Rancia, visibile a chi si trovasse a visitare la SS Val di Chienti. Nei pressi della quercia, soggiornò Gioacchino Murat, durante la storica battaglia di Tolentino (3-5 maggio 1815) che doveva precedere la caduta di Napoleone. Murat vi aveva posto il suo quartier generale, come luogo strategico e in ereditĂ  per molto tempo la quercia fu definita de lu re in suo ricordo. Altra quercia dalle dimensioni strabilianti e purtroppo abbattuta si trovava nei pressi del comune di Appignano (MC). La quercia, come riporta la foto sopra, fu abbattuta dalla ditta Teodori e Gentili e il ricavato fu regolarmente pesato e si ottennero 864 quintali tra legna e tronchi escluse le fascine che non furono pesate. Il testo Marche: cinquanta alberi da salvare Ă¨ stato pubblicato  parecchi anni fa e forse, a causa di agenti atmosferici o per interessi economici e scarsa sensibilitĂ  ambientale gli alberi indicati nella cartina potrebbero non essere piu' presenti nei luoghi indicati. 

Visto che il rompicapo è stato risolto, armiamoci di macchina fotografica, per verificare l'esistenza in vita degli alberi. Proviamo a fare insieme il punto della situazione? ecco le localitĂ  maceratesi segnalate nel libro:

1-La quercia de lu Cuccu Ussita; 2-Quercia San vito di Camerino, Villa battibocca; 3-4, Sughera e quercia Tolentino (MC), Abbazia di Fiastra; 5 - Quercia, Sforzacosta (MC); 6-Cedro del libano, Macerata, Villa Serra; 7- Quercia, Macerata, Via dei Velini; 8 – Quercia, Corridonia- Sarrocciano; 9 - Quercia, Potenza Picena,  Santa Cassella; 10 – Quercia, Macerata Villa Cimarella; 11 – Quercia, Passo di Treia,Tenuta Francisci; 12 – Faggi, Fiuminata,Montegemmo; 13 –Faggio, San Severino Marche-Altopiano di Canfaito; 14 – Quercia “Pierigè”-Cingoli,Grottaccia

Cosa vince Daniele? una copia del mio libro "Il mangiar saggio. Un viaggio attraverso l'Italia dei detti,dei proverbi e della vecchia saggezza popolare" e un invito a cena, così ci conosciamo. Congratulazioni Daniele! continua a seguirci e soprattutto continua a segnalarci luoghi da riscoprire nel maceratese!

Fonte immagine:Marche: cinquanta alberi da salvare,Vallecchi Editore, 1984 



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