La Moretta e il Calzolaro

Se fosse giĂ  diffusa la tecnologia che permette di inviare odori e profumi via  computer, questo post  profumerebbe di dolce, di caffè espresso, di anice verde (Pimpinella anisum), ingredienti che troviamo in diverse combinazioni in alcuni liquori che sono prodotti nelle Marche. Se cominciamo dal nord della regione incontriamo la "Moretta" a Fano. La moretta fanese nasce da una storia curiosa: si dice che in origine fosse una formula empirica inventata in un locale di Fano. La "Moretta" viene ricordata come la raccolta degli avanzi delle bevande alcoliche di casa che trasferiti in un'unica bottiglia venivano portati in mare per realizzare l'aromatico cordiale che ravvivava il caffĂ© caldo. Era quindi usata dai pescatori  per riscaldarsi nelle battute di pesca e  veniva servita nei locali dell’area portuale.  Con il passare del tempo abbandonando la povertĂ  che attanagliava i pescatori di un tempo la bevanda ha assunto un suo equilibrio con proporzionate dosi. Si prepara ancora oggi ed è composta da una miscela di rhum, anice e brandy con aggiunta di una tazza di caffè espresso caldissimo  E veniamo ai locali di Macerata dove va di moda bere il carzolĂ  (calzolaro). Argomento dibattuto è la sua composizione. Il Caffè sport di certo, mescolato con Sambuca dicono alcuni, con il  Varnelli, dicono altri. Quindi risulta fondamentale la presenza di liquori preparati con anice.Non tutti sanno che nacque proprio nelle Marche, in Ancona, uno dei marchi piu’ conosciuti di caffè sport, il Borghetti, composto da caffè, zucchero,alcool e aromi naturali. Il liquore prese il nome dell’imprenditore che lo creò nel 1860 in occasione della inaugurazione della linea ferroviaria Ancona-Pescara. Nella foto vediamo una cartolina storica con una insegna dell’azienda Caffè sport Borghetti in occasione della festa dei fjori di Ancona del 1905.

 Festa dei fiori,Ancona,1905

E torniamo ai liquori a base di anice che servono per il carzolĂ . La sambuca è un liquore ottenuto mediante distillazione a vapore di un particolare infuso composto da acqua ed alcool, con semi di anice stellato e pregiate erbe aromatiche. E c'è anche una azienda maceratese che ha fondato parte della sua produzione sulle proprietĂ  peculiari  dell'anice, è  la Varnelli che ha sede a Muccia. L'azienda fu fondata nel 1868 dall'erborista Giacomo Varnelli.  Inizialmente il prodotto principale era l'«amaro Sibilla», ottenuto da erbe e radici dei Monti Sibillini con aggiunta di miele. In seguito l’azienda ha diversificato la sua produzione di  liquori tra cui vi è il mistrĂ  ottenuto per infusione di anice verde (Pimpinella anisum) su base alcolica con aggiunta in alcuni casi di anice stellato. Il mistrĂ  (dal nome  Misithra o Misistra, cittĂ  bizantina dalla quale i veneziani importavano il liquore d'anice),  si preparava in passato anche nelle campagne maceratesi ed era prodotto in proprio per distillazione alcolica e aromatizzazione, oltre che con l'anice verde, largamente presente nelle zone montane, con finocchio selvatico o con frutta.

    Manifesto storico del MistrĂ  Varnelli

Di recente la Varnelli ha immesso sul mercato un liquore che –come afferma la pubblicitĂ  sul sito aziendale, consente di gustare nelle dosi corrette la tipica  bevanda marchigiana denominata "il calzolaro". Gli ingredienti del "calzolaro" così prodotto sono: alcol, caffè espresso, zucchero, distillato di anice, aromi naturali e caramello. Quest'ultimo è un colorante ampiamente usato nell'industria alimentare e delle bevande e viene aggiunto probabilmente nel liquore  per contribuire al colore complessivo.

E la panoramica sui liquori marchigiani a base di anice non può tralasciare la celebre anisetta di Silvio Meletti, titolare dello storico caffè in piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. L'anisetta fu ideata e prodotta per la prima volta nel 1870 da Silvio Meletti che perfezionò e migliorò un liquore a base di anice prodotto artigianalmente nella piccola bottega della propria madre. Sua l’ideazione di un alambicco a bagno maria a lentissima evaporazione finalizzato ad ottenere un alcoolato il più aromatico possibile sfruttando anche le qualità dell'anice accuratamente coltivato in determinati terreni argillosi situati intorno ad Ascoli Piceno.

Riassumendo: Come preparare il carzolĂ ? caffè sport e Sambuca, o  caffè sport e Varnelli. Per par condicio.. io aggiungerei la variante caffè sport e anisetta. Che ne dite?

Fonti immagini: Anconanostra e Nel cuore delle Marche: visciole, anici e porcini, Slow Food Editore,1993



A Muccia tra chiese e santuari

Dalla sezione Macerata da vivere del forum è partito l'invito a riscoprire alcuni piccoli comuni del maceratese. Dopo Cessapalombo, una nuova tappa ci aspetta. Lasciamoci guidare da Daniele De Felice, giovane utente del forum. Destinazione Muccia e dintorni.  "Due catene di monti si uniscono tra loro presso il gruppo dei Sibillini; sotto si adagia tra il verde lussureggiante la silenziosa valle. L’acqua scende limpida e rumorosa: è il fiume Chienti che dĂ  il nome a questa fertile vallata. Il verde della vegetazione è interrotto dai tetti, dalle antiche vie, dai rumori di un piccolo paese montano: Muccia, un centro della provincia di Macerata composto da 833 abitanti, a 451 metri di altezza. Una campagna di scavi effettuata nel suo territorio riportò alla luce reperti neolitici databili intorno al 4000 a.C. La storia di Muccia ha origine forse a quei tempi. Muccia deriva dal latino “Muzia”, un antico proprietario Romano che diede a questo territorio il proprio nome. La presenza della Roma imperiale fu facilitata dal passaggio di un’importante strada: la Flaminia. Essa portava  da Roma a Foligno e, scendendo dall’altopiano di Colfiorito, oltrepassava Muccia per poi percorrere l’intera regione Marche. Muccia e in particolare la frazione La Maddalena ora sono un punto di riferimento per moltissimi viaggiatori e commercianti. Infatti si può trovare tutto quello che può servire per la vita quotidiana: negozi per i generi di prima necessitĂ  e moltissime altre attivitĂ  commerciali sia all'ingrosso  che al dettaglio. Tutto questo in soli 2 km di strada. A Muccia e dintorni come schematizzato nella cartina, vi sono numerose chiese e ruderi di castelli da visitare.  A Col di Giove si trova la chiesa di San Giovanni, a Massaprofoglio ci sono la chiesa di S.Andrea e della Madonna del Pantano. Si possono visitare inoltre la chiesa della Madonna di Prefoglio, quella di S.Lucia a Vallicchio di Muccia e il Santuario della Madonna a Col di Venti. Quest'ultima, venne costruita nel 1600, sul luogo in cui, secondo la leggenda, furono costretti a fermarsi due pellegrini tedeschi che volevano condurre a Roma la tavola della Vergine col Bambino. In localitĂ  Costafiore di Muccia vi sono la chiesa di San Nicolò e della Madonna di Loreto. La foto sotto mostra la Chiesa Santa Maria Di Varano. In stile romanico-gotico, fu costruita nel 1500. E’ una chiesa a pianta ottogonale, costruita dai Varano, signori di Camerino che regnarono nel territorio per trecento anni. All'interno della chiesa si possono ammirare pregevoli opere di Andrea Magistris. In zona si trovano altri resti della presenza dei Signori di Camerino, tra questi i resti del Castello di Prefoglio.

    Chiesa Santa Maria Di Varano

Sorge a Coda di Muccia il Santuario del Beato Rizzerio. In Stile Romanico fu costruita nel 1970.  In questo eremo riposano le ossa del discepolo di San Francesco di Assisi. L'Eremo è sede dell'omonimo cenacolo vocazionale, con sala riunioni e strutture ricettive complementari. 

      Santuario del Beato Rizzerio

La piccola piazza di Muccia ospita la chiesa parrocchiale di San Biagio. La struttura della chiesa non fa comunque pensare ad un precedente ed antico tempio. Le pietre con le quali è costruita ed una stupenda loggia nelle sue vicinanze, ricordano un antico palazzo signorile. Al suo interno è conservata una stupenda statua in legno di San Sebastiano scolpita nel 1400. L’altare maggiore conserva le spoglie del beato Rizzerio, compagno di San Francesco d’Assisi.

   Chiesa di san Biagio e spoglie del Beato Rizzerio

Nei dintorni di Muccia si possono incontrare numerose edicole votive e alcuni luoghi fortificati tra questi c'è "la Torraccia", o meglio la "Torre di Massa". Essa si trova nelle vicinanze della frazione di Massaprofoglio (808 m.s.l.m.) e quel che rimane di questa torre medievale sono solo alcuni ruderi. Probabilmente in tempi antichi veniva utilizzata come torre di vedetta per avvistare eventuali invasori provenienti dalla vallata. Per chi fosse interessato a leggere alcuni testi su aspetti storici e culturali su Muccia e dintorni ecco un sintetico elenco."

Grazie Daniele per il tuo contributo! dove ci accompagnerai la prossima volta?

e da oggi, in via sperimentale, grazie a Google translate, il testo in lingua inglese.

Cliccate [more]...and have a nice tour to Muccia between churches and sanctuaries...:-)



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A Cessapalombo tra canyon e carbonaie

Ho deciso, tra le mete delle mie prossime escursioni sui Sibillini ci sarĂ  Cessapalombo.  Daniele, nuovo utente del forum e nativo di Massaprofoglio, altro paesino da riscoprire, mi ha proprio convinto. Dalla sezione Macerata da vivere, è partito da lui l’invito a visitare questi piccoli comuni maceratesi sconosciuti a molti turisti. E lasciamoci guidare: "Cessapalombo  si trova all'interno del Parco Nazionale dei monti Sibillini e sul versante sinistro della vallata del fiume Fiastrone che cercando di crearsi un varco tra i monti, con  l'impetuositĂ  delle sue acque, ha modellato la valle che da esso prende il nome. Il tratto della valle che attraversa il territorio è particolarmente suggestivo in quanto il torrente Fiastrone scorre in una forra selvaggia scavata tra il monte Fiegni ed il monte Corvo; il corso d'acqua incide trasversalmente la cosiddetta "Dorsale Marchigiana" mettendo a nudo rocce molto antiche prevalentemente calcaree. Il Comune è costituito oltre che da Cessapalombo anche da varie frazioni: Montalto con il suo castello, Villa, Valle, Tribbio, (e la CittĂ  di Castro). Da visitare anche Monastero e l'abbazia del SS Salvatore, Col bottoni e Invernale." E cercando in rete si scoprono altre attrazioni che invitano a visitare la zona. A  Cessapalombo ha sede il Museo delle Carbonaie. Quello dei carbonai era un mestiere tradizionale che ha caratterizzato l'antico sistema economico di gran parte della popolazione dei Sibillini. Le carbonaie erano la fonte di energia e la risorsa economica primaria delle popolazioni montane. Il museo, ubicato nel tardo-settecentesco Palazzo Simonelli, raccoglie gli strumenti tipici e la documentazione storica di quest'antica attivitĂ  sviluppatasi fino a tutto l'800. Nel  museo che si inserisce nel sistema museale dei Sibillini, è possibile seguire in un percorso a tappe, tutte le fasi del procedimento di produzione del carbone. Una escursione da segnalare nelle vicinanze di Cessapalombo è quella che porta alle Lame rosse, un sistema di guglie e pinnacoli nato dall'erosione del vento e dell'acqua. Tra i centri piu' vicini vi sono San Ginesio, Caldarola, Pievebovigliana, Fiastra, Camporotondo di Fiastrone. E se ci venisse fame? nella zona ci sono diversi ristoranti e se vogliamo fidarci di un vecchio blasone popolare si dovrebbe mangiare bene. Si recitava infatti a proposito di  Camporotondo: A ccamburtunnnu/ se magna bbèè-è-è/ ...e se jira a ttunnu!.... Il termine bèèè aveva probabilmente un doppio senso e essere sia un richiamo per il verso della capra e della pecora visto che in zona c'erano molti allevamenti di ovini e caprini sia che si mangiava bene .

Grazie dunque a Daniele DeFelice per l'invito a visitare una zona così ricca di cultura e bellezze del paesaggio! Quale sarĂ  la prossima meta?



Un post ad alta gradazione alcolica

Iniziamo un viaggio veloce tra le usanze e le tendenze sui modi del bere vino e gli alcolici. Paese che vai usanza che trovi, nel mangiare come  nel bere sia il vino che altre bevande alcoliche. Da sempre i luoghi, la storia, le tradizioni e la disponibilitĂ  di alcune materie prime hanno influenzato abitudini e consumi alimentari. Usanze diverse di cui troviamo testimonianza in una ricca nomenclatura. Nel 1588 per evitare le frodi papa Sisto V° impose che nelle osterie il vino fosse servito in recipienti di vetro, muniti di sigilli che ne garantissero la capacitĂ . Nacquero così le misure tipiche delle mescite , alle quali il popolo diede i nomi piĂą fantasiosi: il litro, ad esempio veniva detto tubo, il mezzo litro fojetta, il quinto di litro chierichetto, e il decimo sospiro, perchè disponendo di poco denaro da spendere per il vino, si sospirava nel dover richiederne una quantitĂ  così piccola.
Ancora oggi sono diversi i modi di dire riferiti al vino e alle altre bevande alcoliche. Se siamo in Veneto, sentiremo parlare di andare per ombre e cicchetti, cioè girare per osterie consumando di volta in volta piccoli assaggi di pesce o salumi e bevendo "ombre" di vino. Sembra che il modo di dire sia riferito all’usanza di bere il vino all’ombra delle frasche e/o del campanile di San Marco. Altro termine piu’ recente è il goto, sul cui nome per una volta non ci sono controversie, essendo diffuso in vari altri dialetti (esiste anche un italiano gotto, ma è poco usato) e derivante dall'antico nome di un tipo di brocca con la gola stretta, che i romani chiamavano guttus perché a forma di goccia (gutta). In Friuli, Tai significa bicchiere nel dialetto locale. Sempre in Veneto è di moda lo spritz, aperitivo a base di vino bianco, acqua o seltz, la cui denominazione è così vistosamente tedesca (sprìtzen significa «schizzare») affermatasi ai tempi del Lombardo Veneto, quando il brioso miscuglio di vino, selz e infusi di vario tipo dovette aver successo fra i dominatori austro-ungarici.

Ma cosa si beve nei locali negli ultimi anni?  sono di moda  gli shot, gli shorts e i long drinks dagli innumerevoli nomi di fantasia. Gli shot, sono dei drinks che versati in piccoli bicchierini della capacitĂ  di 20 cl. (mezza porzione) vanno bevuti tutto d'un colpo!  tra gli ingredienti figurano vino o acquaviti, vodka, ghiaccio in polvere o frantumato, decorazioni di fragole, ciliegie, fettine di limone o di arancia; di solito assumono il nome del vino o del distillato impiegati. Qualche nome? Tortuga con  succo di limone e pepe. e che dire del Kamikaze?vodka ghiacciata, cointreau e succo di limone Invece il Kazzan è uno shot con vodka ghiacciata, sciroppo di kiwi.E non mancano le stravaganze, drinks fatti piu' per stupire che dissetare. A Milano si può provare il Martini all'oro, realizzato sciogliendo una speciale polvere d'oro alimentare atomizzata che permette di placcare la superfice della bevanda alcolica. Dall'altra parte dell'oceano altre stranezze come il Sapphire Martini Cocktail. A base di Bombay Sapphire Gin, il cocktail è colorato con liquore blu all'arancia, così come lo zucchero con il quale viene cosparso. La preziosa peculiaritĂ  è che viene servito accompagnato da un paio di orecchini con zaffiri blu e diamanti con montatura in argento. Al bar dell'Hotel Algonquin di New York da un paio di anni si può ordinare un “Martini on the Rocks” (vodka Belvedere e vermouth Martini) con diamante incorporato e con conto di 10 mila dollari circa. Qualcosa del genere ma piĂą a buon mercato? Un bar di Chicago propone a 950 dollari un mix con vodka Grey Groose, liquore Hyptoniq (a sua volta composto da vodka e cognac), succo di melagrana, succo d’arancia. PiĂą uno spruzzo di Dom Perignon e un rubino da un carato.

E se tornassimo a Macerata e ci  facessimo semplicemente un carzolĂ ? Caffè sport e Sambuca dicono alcuni. Caffè sport e Varnelli, dicono altri. Tutti daccordo però sugli  effetti soporiferi e euforizzanti.

Nella prossima puntata: Dall'anice... al CarzolĂ 



Ciak, si gira! i luoghi del cinema nel maceratese

Il sapore dei tuoi baci, un Disco per l'estate, le nostre domeniche a Macerata...dal film Straziami ma di baci saziami di D.Risi.

  A Macerata sono stati ambientati diversi films.

Sul forum è tempo di registi, fimati amatoriali  e cortometraggi ambientati in provincia. E' ancora in lavorazione quello che stanno girando Mike e i suoi amici, mentre è possibile vedere gli episodi del cortometraggio sul blog Tamburo di latta, curato da  uno dei protagonisti, Stefano Fabbroni o Stiletto Paradossale come si firma. Gli episodi ambientati nell'area dei Monti Sibillini, hanno la regia di un cessapalombese, Davide Marchi. E' l’occasione giusta per dare uno sguardo ai luoghi del cinema nella nostra regione. Tutto è reso piu’ semplice con l’aiuto dell’archivio del sito di MarcheCinema, dove è possibile trovare tutto ciò che occorre sapere sul mondo del cinema nella regione Marche. Il materiale raccolto nel sito è frutto di un lavoro di ricerca lungo e appassionato iniziato molti anni fa, ed è stato curato da Anna Olivucci e Massimo Conti. Scopriamo così che diverse cittadine marchigiane tra cui Macerata e comuni limitrofi, sono state coinvolte in set cinematografici come segnalato nella Movie Map.   Civitanova Marche è stata scelta per Ciao Cialtroni, una storia di quattro ragazzi che si stanno per affacciare alla vita adulta quando perdono improvvisamente il loro punto di riferimento e per Un poliziotto scomodo, storia di un commissario inviso ai suoi superiori per i metodi spicci che usa durante le inchieste. Vi era anche il progetto, rimasto incompiuto, di girare"Omicidio alla moviola" la storia dell'uccisione di un regista omosessuale all'interno di una televisione privata. Lo sceneggiato Il grande Fausto, che ricostruisce alcuni momenti della vita del famoso ciclista Fausto Coppi, è stato girato all'interno di Palazzo Marinozzi a Montecosaro (MC). Nel capoluogo di Macerata sono stati ambientati Panni sporchi di Mario Monicelli e Basta! E io ci faccio un film di Luciano Emmer. Il film Panni sporchi Ă¨ la storia della famiglia Razzi di Macerata che ha costruito per due generazioni la fortuna della propria azienda su una caramella digestiva, ma la smania del guadagno facile e della modernitĂ  a tutti i costi rischiano di minarne le fondamenta. Una tragicommedia all'italiana condita al vetriolo. Tra feste, nozze e litigi vengono messi in piazza i panni sporchi dell’intera famiglia. Basta! E io ci faccio un film racconta di un gruppo di amici che si trova di fronte alla prima grande scelta, alla soglia della maturitĂ . E’ stato girato interamente nel palazzo dei Conti Leopardi di Recanati, "Idillio" del regista Nelo Risi. Il film si  ispira ai quindici versi dell' "Infinito" di Giacomo Leopardi e si ripercorrono le ore e la  giornata, nel soffocante microcosmo di Recanati, durante la quale il poeta marchigiano scrisse di getto, e quasi non apportandovi modifiche in seguito, il famoso poema. Tra la cittĂ  di Sarnano, il comune e il Castello di Caldarola e la frazione di Cessapalombo si svolge la vicenda boccaccesca Chiavi in mano che ha per protagonista, tal "Baccelo da Sernano" e la cintura di castitĂ  della moglie. E ancora Sarnano e l’Abbazia di Piobbico (MC) figurano tra i luoghi in cui si svolge La XV epistola, una storia di  delitti e misteri del regista Josè Maria Sanchez.. Sarnano è anche la sede di Gratta e vinci. In una tranquilla cittadina vivono tre vitelloni. L'arrivo di una troupe televisiva scatena i tre, attirati da due attricette. SarĂ  la vincita ad una lotteria nazionale a creare un turbine d'imprevisti nella vita dei tre amici.

Un invito quindi a visitare il sito di Marche Cinema per scoprire altri luoghi. Per conoscere i film girati e gustarne alcune sequenze, viaggiare attraverso itinerari cinematografici alla scoperta delle piĂą significative set locations regionali, ma anche conoscere i marchigiani illustri del mondo del cinema. E se si è interessati a un film o a un video che riguarda la regione, c’è una utile Banca dati Beni Audiovisivi con piĂą di 2000 titoli.



Macerata è femminile ma non è donna 2

Oggi, 8 marzo, mi sembra giusto riproporre il primo articolo di CM.
Guardate qui.
Ad un anno di distanza la realtà è sempre la stessa.

E a dire come stanno le cose sono i numeri, che secondo me spesso e volentieri fotografano la realtĂ  meglio di ogni parola.
Ecco alcuni nuovi dati che abbiamo riportato proprio oggi (per la cronaca al Carlino siamo 10 uomini e una donna) e che possono integrarsi bene all'articolo precedente.


Ad esempio, all'azienda sanitaria di Macerata, le dipendenti sono 1.115 contro 638 colleghi uomini. Ma se si va a guardare quante sono le responsabili di struttura complessa (cioè primari e responsabili di servizi ammnistrativi) si scopre che le donne sono solo 8, contro 41 uomini; nell'area dirigenza i maschi sono 202, le donne 105. Ci sono più dipendenti donne, ma quasi nessuna è ai vertici. All'Università le professoresse sono 97 contro 143 colleghi. Anche nell'amministrazione provinciale le donne stanno avanzando. Sul totale di 465 dipendenti, le donne sono 178 contro 287 uomini. Ma degli undici dirigenti cinque sono esponenti del gentil sesso. Tra i 57 sindaci della provincia solo due sono donne. Le cifre dell'Assindustria poi mostrano una differenza tra i sessi macroscopica. Le iscritte (legali rappresentanti di aziende, amministratori o presidenti), sono solo il 12 per cento del totale. Le manager sono rare.

Concludo sottolinenando che i numeri vanno interpretati in modo ancor più negativo perché come ho potuto constatare di persona in queste istituzioni i rappresentanti donna hanno molti più vincoli e meno libertà d'azione dei colleghi uomini.

Cioccolato svizzero? No, made in Macerata

 

Ammetto pubblicamente di avere un debole per il cioccolato. Da cioccolata-dipendente quale sono, non mi sono sfuggiti i numerosi articoli scientifici in cui si esaltano gli aspetti nutrizionali del cacao. Da alcuni recenti studi è emerso che il cioccolato è ricco di sostanze che esercitano ruoli protettivi. Il cioccolato puro,  privo di  additivi, fornisce particolari classi di polifenoli, detti flavonoidi che sono in grado di neutralizzare i radicali liberi in eccesso riducendo così il rischio di malattie cardiache e rallentando il processo d'invecchiamento.Fra i prodotti a base di cacao, la polvere di cacao contiene il livello piĂą elevato di flavonoidi, seguita dal cioccolato scuro e dal cioccolato al latte. Il cioccolato contiene anche magnesio, indispensabile per vari processi metabolici, e  alcaloidi come la teobromina che ha un effetto positivo sul sistema cardiocircolatorio e muscolare. Questi dati, non devono essere una giustificazione  per un consumo eccessivo, i polifenoli che esercitano un ruolo protettivo,  come abbiamo giĂ  detto, sono presenti anche in molti altri alimenti, ma di certo oggi abbiamo conoscenze nutrizionali molto piu' approfondite sulla composizione chimica del cioccolato e sulla importanza delle materie prime e delle tecnologie di lavorazione che influenzano notevolmente la qualitĂ  dei prodotti. 

Per chi volessere gustare il cioccolato e cogliere l'opportunitĂ  non solo di  assaggiare nuove proposte, ma anche conoscere aspetti storici e suo ruolo nell'alimentazione, due eventi culturali particolarmente invitanti si svolgeranno bei prossimi mesi in Italia. A Torino si terrĂ   Cioccolatò e a Milano la mostra fotografica L’Industria del Cioccolato in Italia e in Svizzera. Quest'ultima rassegna presenta oltre cinquanta immagini tratte dalle Collezioni Alinari e dagli archivi di aziende cioccolatiere italiane e svizzere completata da una serie di gigantografie. Il percorso illustra la storia della produzione del cioccolato nei due Paesi, dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni, con foto che documentano il lavoro, gli interni dei laboratori artigianali e industriali, i macchinari e le attrezzature, il confezionamento del prodotto, ed altre situazioni. Un particolare riferimento è dedicato alla “comunicazione” nelle sue varie forme che le industrie svizzere ed italiane hanno adottato con successo dai primi del Novecento ad oggi (figurine pubblicitarie, affiches, cartoline postali, pubblicitĂ  e posters come questi).Obiettivo primario della manifestazione è di documentare la nascita delle industrie cioccolatiere in Italia e in Svizzera. Inoltre attraverso le trasformazioni avvenute dall’ottocento ad oggi in questo settore, si potranno scorgere i cambiamenti del contesto storico, sociale ed economico avvenuti nelle due nazioni.

E nella nostra regione? ci sono aziende di cui parlare?



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