Un'esperienza particolare

UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA REALTA’ CINESE
vista da una studentessa maceratese della lingua cinese

Tamara Mariani è una ragazza maceratese che studia il cinese all’Università di Bologna. In questa intervista ci racconta questa nuova realtà che sta vivendo e le difficoltà che ha dovuto superare nell’apprendere questa difficoltosa lingua.
Quali le più importanti scuole o Università che insegnano la lingua cinese in Italia?
“A mio parere le più importanti facoltà in Italia che insegnano la lingua cinese sono senz'altro l' Università di lingue orientali di Venezia, la Facoltà di lingue e letterature straniere di Bologna, ma anche l'Università di lingue di Napoli, che è molto rinomata”.
Anche a Taiwan si parla il cinese? Oppure, essendo una nazione a sé ha una lingua diversa?
“Vorrei rispondere a questa domanda facendo una piccola puntualizzazione: non dite mai a un cinese che Taiwan è uno stato a sè!! Sono noti a tutti i difficili rapporti che intercorrono tra la Cina continentale e l'isola, la diversità dei loro regimi e delle loro ideologie, e il fatto che Taiwan costituisca effettivamente una Repubblica a sé, ma nonostante ciò la Repubblica Popolare di Cina preferisce non toccare mai l'argomento politico relativo a Taiwan, che considera a tutti gli effetti parte del suo territorio. A parte questo chiarimento che mi sentivo in obbligo di fare, posso affermare che Taiwan, come molte altre regioni della Cina, ha un dialetto particolare, ma nonostante ciò la maggior parte dei suoi abitanti (soprattutto la fascia di popolazione più istruita) è in grado di comprendere e parlare il cinese mandarino, che è considerata da tempo la lingua nazionale ufficiale (detta anche “putong hua”)”.
Quali le principali difficoltà quando si deve parlare o scrivere in cinese?
“Per un occidentale le principali difficoltà nel parlare cinese sono sicuramente relative al fatto che questa è una lingua “tonale”, e quindi ogni sillaba pronunciata deve essere accompagnata dal suo specifico tono (che in totale sono quattro), pena il rischio di non essere capiti o essere travisati dall'interlocutore. Per quanto riguarda la scrittura, naturalmente la difficoltà sta tutta nel riuscire a memorizzare i caratteri cinesi, che in totale sono circa 50.000 (anche se alcuni di questi sono oramai caduti in disuso)”.
Sei mai stata a studiare in Cina?
“Sì, sono stata a Pechino l'estate scorsa per 5 settimane insieme ad alcune mie compagne di corso, e abbiamo approfittato dell'occasione per seguire un corso intensivo di lingua cinese in una delle più prestigiose università di questa megalopoli: la “Yu Yan Wen Hua Da Xue” di Pechino”.
La cucina cinese l’hai mai assaggiata?
“La cucina cinese l'ho assaggiata molte volte, ma devo dire che la differenza tra quella che possiamo trovare in Italia e quella di Pechino è considerevole... Nonostante ciò, anche durante il mio soggiorno in Cina ero portata a cercare sempre ristoranti e piatti alternativi: non vado pazza per il loro menù, soprattutto se si tratta di cibo fritto o di gatti e insetti!!”.
Quale sviluppo potrà portare alla Cina il fatto di aver organizzato le olimpiadi del 2008?
“Senza ombra di dubbio le Olimpiadi di Pechino saranno una vera e propria vetrina per la società cinese, un'ulteriore occasione per mettersi di nuovo in mostra di fronte al mondo intero e mostrare la grandezza e la magnificenza di una nazione che sta crescendo a ritmi inarrestabili e che sta facendo tremare una superpotenza come gli Stati Uniti. I cinesi sanno che questo è il loro momento, ed è per questo che hanno investito moltissimo in occasione dei giochi olimpici... La loro mania di strafare, il loro essere megalomani io lo leggo come una vera e propria sfida al mondo intero, un modo per dimostrare a tutti dove è riuscito ad arrivare (ed in tempi paurosamente ristretti) un ex paese agricolo del terzo mondo”.
Perché hai deciso di studiare la lingua cinese?
“É stata mia madre a spingermi al rischio di intraprendere lo studio di questa lingua, che mi diceva essere la lingua del futuro. Io inizialmente non l'avevo presa molto seriamente... poi mano a mano che entravo in contatto con questa cultura così diversa dalla nostra, così affascinante, sentivo un'attrazione sempre più forte, sentivo la voglia di saperne di più, di informarmi, di avvicinarmi ad un mondo totalmente diverso dal nostro ma che esercita su di me un'influenza incredibile, che mai avrei immaginato”.
Leggi giornali o segui programmi di informazione cinesi?
“É ancora troppo presto per leggere giornali in lingua cinese o per riuscire a seguire documentari, ma mi informo comunque moltissimo al riguardo attraverso Internet, documentari o attraverso la lettura di libri che parlano di questa potenza in forte crescita...sono anche una grande appassionata di letteratura cinese, che trovo semplicemente meravigliosa e ricchissima”.
La storia di Padre Matteo Ricci l’hai studiata?
“Il discorso relativo al Cristianesimo in Cina e a padre Matteo Ricci l'abbiamo affrontato nell'ambito della filologia cinese, anche se non mi sento molto soddisfatta al riguardo...credo che appena avrò un po' di tempo cercherò di raccogliere informazioni più approfondite riguardo i suoi contatti con la Cina e i suoi viaggi da missionario”.
Quale è la situazione dello sport cinese?
“Gli sport cinesi più conosciuti in Occidente sono senz'altro quelli relativi alle arti marziali, come il kung-fu, che comunque è molto praticato anche in Cina. Talvolta a Pechino (e non solo) a teatro vengono organizzati spettacoli mozzafiato con tanto di ballerini ed atleti per rendere il tutto ancora più incantevole. In Cina è molto diffuso anche il “Tai Qi Quan”, uno sport che insegna chi lo pratica a raggiungere uno stato di tranquillità e un alto grado di concentrazione attraverso l'uso di una racchetta apposita e di una pallina che non deve essere mai fatta cadere”.
Quali siti internet tradotti in italiano consiglieresti di visitare agli italiani curiosi di scoprire la realtà cinese?
“Trovo difficoltà a rispondere a questa domanda, purtroppo non sono una grande appassionata di internet, anche se ammetto che spesso cerco di accumulare informazioni su diverse tematiche relative alla Cina anche attraverso il web. L'unica cosa che mi sento di dire è di stare attenti a ciò che si trova, dato che a volte le informazioni sono alterate...spesso mi capita infatti di leggere sciocchezze assurde, ma altre volte invece trovo utile informarsi consultando il web. Meglio comunque la lettura dei giornali o di qualche libro sulla realtà contemporanea cinese”.
Il dialetto cinese, dati gli studi che stai facendo, riesci a parlarlo o a capirlo?
Il dialetto cinese (anzi, i dialetti, viste le enormi dimensioni della Cina) mi è praticamente impossibile da capire... riesco solo a distinguere la diversità dell'accento della zona di Shanghai ma solo perchè la nostra professoressa dell' Università è nata qui, per il resto posso dire di riuscire a capire soltanto il cinese mandarino”.
In futuro cercherai di impegnarti nella carriera diplomatica o andrai in Cina?
“Terminati gli studi, andrò senza dubbio in Cina per cercare di migliorare le mie conoscenze relative alla lingua. Il mio sogno più grande è quello di lavorare nell'ambito giornalistico, magari facendo proprio l'inviata da Pechino o da altre zone”.
La storia della medicina cinese all’Università l’hai mai studiata?
“Della medicina cinese so veramente poco, solo qualcosa che cercavano di dirci dei ragazzi durante il nostro soggiorno in Cina nel momento in cui abbiamo deciso di sottoporci ai famosi massaggi...”.
Sei mai stata in Tibet?
“Mai stata in Tibet...in Cina ho visitato soltanto Pechino e la Mongolia interna, ma il Tibet sicuramente é una delle mete che più mi attira e che ho già deciso di visitare nel prossimo futuro”.
Come potrebbe risolversi la crisi in corso tra lo Stato cinese e quello Tibetano?
“Non credo possa esserci attualmente una soluzione per bloccare la crisi che vede protagoniste la Cina e il Tibet...questi rapporti di violenza e ostilità sono risultato di una ideologia complessa e molto rigida che caratterizza proprio la dittatura cinese, convinta di poter soffocare i diritti umani del popolo tibetano, negando loro diritti essenziali come la libertà di parola e di pensiero”.

Francesco Ciccarelli

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