Philosophy dei Silenti

Il silenzio può creare, stabilire, un rapporto, una relazione. Al contrario una sola parola può mettere fine ad un rapporto d’amore, d’amicizia, familiare. C'è il silenzio creatore e costruttivo. Si può "costruire" in silenzio e "demolire" parlando. A volte si preferisce non parlare o parlare tacendo. Il silenzio, in questo caso, diviene presenza espressiva. Esiste un silenzio "eloquente" e una parola "silente". C'è un silenzio che parla, capace di dire qualcosa e una parola muta, che non dice nulla a chi ascolta. Il silenzio è d'oro... Il silenzio si infrange, si rompe. Il silenzio può essere  tombale. Il silenzio è strano, a volte è assordante... Sia il silenzio che la solitudine possono portare sollievo o depressione, a seconda dei casi. Possiamo ricercarlo volontariamente o subirlo. Il silenzio a volte fa paura.

C'è silenzio e silenzio. Quello che è provocante e quello di risposta ad una provocazione. Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio.

-Chi sono i silenti che leggono molto ma non intervengono mai???

-Ben vengano i silenti che passano e poi possono fermarsi. A volte il silenzio è meglio delle parole...

-C’è dell’altro???  …

-Molto meglio non perdersi in sofisticate alchimie.

-E mi chiedo: questa ritrosia a non apparire, a non scrivere nulla, a non lasciare traccia dipende solo dalla loro eccessiva timidezza?

-Ben venga anche il non voler apparire, ben venga la timidezza, perché per forza etichettare come silenti, non capaci di esprimere le proprie idee, come manchevoli di coraggio, chi legge, i cosiddetti passanti?

Ben vengano i silenti che passano e poi possono fermarsi e così, accidentalmente, attirati da un argomento, cominciare a lasciare una traccia prima più sporadica e poi magari con maggiore continuità, che male c’è nell’essere silente, nel leggere e non per forza dover subito colpire impressionare?

Nel silenzio si impara ad ascoltare, a comprendere, a leggere oltre le parole.


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